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sabato 12 gennaio 2008

Poesia per questa notte


Trascrivo alcuni versi, ora che è notte e tornano i ricordi e la poesia è compagna meravigliosa: li dedico a chi ha amato e a chi è pronto ad amare, non importa se una persona, un'idea, un'illusione, o, magari, semplicemente, la vita.


(...)
amo l'amore dei marinai
che baciano e se ne vanno.
Lasciano una promessa.
Mai più ritornano.
In ogni porto una donna attende:
i marinai baciano e se ne vanno.
Una notte si coricano con la morte
nel letto del mare.

Amo l'amore che si suddivide
in baci, letto e pane.
Amore che può essere eterno
e può essere fugace.
Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.
Amore divinizzato, che si avvicina.
Amore divinizzato che se ne va.

Più non si incanteranno i miei occhi nei tuoi,
più non s'addolcirà vicino a te il mio dolore.
Fui tuo, fosti mio. Che altro? Insieme formammo
un angolo sulla strada dove l'amore passò.
Fui tuo, fosti mia. Tu sarai di colui che ti amerà,
di colui che raccoglierà nel tuo orto ciò che io ho seminato.
Me ne vado. Sono triste: ma sempre sono triste.
Vengo dalle tue braccia. Non so dove vado.
... Dal tuo cuore un bimbo mi dice addio.
e io gli dico addio. *1)

*1) Pablo Neruda



martedì 11 dicembre 2007

Amando...


Due versi brevi di Pablo Neruda che racchiudono l'incanto dell'amore e la bellezza del desiderio:

..."Voglio fare con te
quel che la primavera fa con i ciliegi"...

lunedì 19 novembre 2007

8) Terza età e oltre. L'amore non ha età... e, spesso, non ha memoria


Gustavo è arrivato nella residenza per anziani in cui abita anche mio padre (vedi post precedenti), accompagnato dal figlio, professore di lettere.

Gustavo viaggia verso i 95 anni; il professore è un uomo buono e gentile che risiede lontano, preoccupato perché il padre ha perso la cognizione del tempo e non può più abitare da solo nella bella casetta con giardino in cui risiedeva (lo hanno visto salire sulla magnolia per potarla a tarda sera; abbuiava e faceva freddino, ma per lui era mattina ed era appena iniziata la primavera).

I primi giorni, Gustavo cammina nel giardino della residenza con lo sguardo perso.
"Che albergo è questo?... Scusi signora, ma non ho in tasca il portafoglio e mi chiedo come potrò pagare.. Devo farmi portare la scatola di latta che ho nell'armadio... dentro, ci saranno almeno cento lire e con quelle sarò a posto per un po'.... Lei sa dirmi dove dormirò stanotte?": queste sono alcune delle domande che, in tono pacato e attento, ma preoccupato, pone a chi incontra.

Poi tutto cambia. Accade un miracolo. Gustavo (vedovo da molti anni) scopre di avere una moglie!
Lei è per tutti "la Veneziana". La Veneziana è su una carrozzella, perché da tempo le gambe non la reggono più. Ha capelli candidi e occhi azzurri vivaci.

Le sono bastate poche parole per convincere Gustavo di essere la sua dolce metà.
"Ma cossa ti fa sempre in ziro! Ti xe mio marìo, ti devi restar qua, vizino a me!".

Inizialmente c'è stato qualche piccolo fraintendimento sul significato di "marìo" che Gustavo, ligure da generazioni, credeva significasse "Mario", non cogliendo l'importanza dell'accento sulla "i". "Guardi che io sono Gustavo,non Mario!" protestava... "Lo so,lo so! Mi go deto Marìo, non Mario!Ma-ri-to, insoma! Ma-ri-to!" ha provveduto a chiarire la Veneziana, sorridendogli, ma con un tono deciso che non ammetteva repliche.

Da quel giorno Gustavo e la Veneziana sono inseparabili: lui non si sente più solo, né spaesato, perché lei, dalla carrozzella, lo dirige: "Xe ora de pranzo... Ho sete, andemo al bar, a destra entrando..." e così via; e lei è contenta perché si è garantita compagnia, ma soprattutto ora ha un cavalier servente che la porta dove vuole e la tratta con grande rispetto.

martedì 23 ottobre 2007

Poesia per un amore


Ancora una poesia di Nazim Hikmet, come già in un mio altro post, per regalare a tutti i visitatori del blog la struggente armonia di questi versi.

Ogni tanto bisognerebbe proprio fermarsi ad ascoltare. Ascoltare quello che sentiamo quando stiamo vicini alla persona amata, ascoltare quello che lei ci racconta e i suoi silenzi, ascoltare i nostri ricordi e i ricordi dell'altro, ascoltare un poco i rumori della vita, intorno... Hikmet riesce a farlo, e a tradurlo in parole musicali, lievi come la brezza della sera.

Berlino, 1961*

Nelle mie braccia tutta nuda
la città la sera e tu
il tuo chiarore l'odore dei tuoi capelli
si riflettono sul mio viso.

Di chi è questo cuore che batte
più forte delle voci e dell'ansito?
è tuo è della città è della notte
o forse è il mio cuore che batte forte?

Dove finisce la notte
dove comincia la città?
dove finisce la città dove cominci tu?
dove comincio e finisco io stesso?

*Nazin Hikmet, 34 poesie d'amore -I Miti-, Mondadori.