Visualizzazione post con etichetta Terza età e oltre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Terza età e oltre. Mostra tutti i post

mercoledì 6 febbraio 2008

Terza età e oltre 19): mio padre, una vecchia poesia.


Nel quaderno dei vecchi scritti di mio padre, ho trovato una poesia che lui compose dopo la morte del nonno.
Traspaiono da quei
versi l'amore dato e l'amore ricevuto nella sua grande famiglia e mi pare quasi di sentirlo il violino del nonno che suona ancora, in qualche angolo della memoria, sottofondo struggente di qualche antico ricordo,

"La casa che risuonò delle nostre felici canzoni è deserta.
Nulla è più triste
che scorgerla da lontano
quasi sepolta nel verde e nel silenzio

Si riapriranno un giorno quelle finestre
ma non s'affaccerà il volto di mia madre a chiamare mio padre
che sotto a un vecchio abete
suonava con lente arcate
una melodia dolcissima

alla loro morte

alla nostra solitudine
fratelli".

Terza età e oltre 18): percorsi...


Papà è ancora a letto, sempre sereno, sempre più confuso. due giorni fa mi ha accolto chiedendomi cosa dovesse fare, in quella nuova giornata. "Ho l'impressione di essere inconcludente... non è meglio se mi alzo e faccio qualche cosa?" mi ha detto. Fuori intanto pioveva, pioveva, pioveva.. ma il pomeriggio ci ha regalato un arcobaleno. Ho sentito affrettarsi dei passi nel corridoio, e persone parlottare piano, poi grida soffocate di gioia, espressioni di stupore. Sono uscita a vedere cosa stesse accadendo e, al di là delle vetrate, oltre la piccola folla di carrozzine, di anziani appoggiati a un bastone, di assistenti e infermiere, l'ho visto, l'arcobaleno, pennellata di colori tracciata alta nel cielo, a rompere il grigio in un ponte magico tra noi e le nuvole.
Gli occhi sgranati, sono rimasta in silenzio, ad ammirare quell'incanto. Sono tornata da papà sorridendo, più serena. Ho sentito, dentro di me, una grande pace. Non siamo padroni di tutto. Non siamo padroni del tempo, della vita, della morte. Nessuno di noi è eterno. Ho smesso di sentirmi angosciata, quasi responsabile del fatto che mio padre sia arrivato all'ultima parte del proprio percorso.




mercoledì 16 gennaio 2008

Terza età e oltre. 16) Un magazzino speciale


"Magazzino": così c'è scritto sulla copertina del vecchio quaderno che ho trovato, tempo addietro, e di cui, fino a una manciata di mesi fa, ignoravo l'esistenza.

"Magazzino": il diario di mio padre con alcune pagine scritte prima dei suoi vent'anni.
Anche oggi piove. Anche oggi, padre, verrò a trovarti e ti troverò seduto sulla tua carrozzella, sereno, come sempre. I tuoi occhi azzurri hanno sguardi teneri, indifesi. A volte fatico a ritrovarti. Ma poi basta un sorriso, basta un momento che riaffiora, improvviso, dalla nebbia dei tuoi ricordi, per incontrarti di nuovo.
E poi ho il tuo "Magazzino" e ogni tanto entro a curiosare.

Oggi ho letto versi che hai dedicato (quanto tempo fa?) al tuo primo amore, una ragazza morta a sedici anni.
Li trascrivo per chi passa da qui:

"Alla tua tomba lontana accenna
un cipresso
e mi parla di te
Mi guardi
con morenti
occhi di stelle"

mercoledì 9 gennaio 2008

Terza età e oltre. 15) Pigiamoni

/p
Il mondo degli anziani con problemi di demenza è un universo pressoché sconosciuto, rimosso: parlarne, è un po' come parlare di morte. Le persone ti ascoltano con la faccia tesa (o, in alternativa, con uno sguardo che vorrebbe esprimere partecipazione ed è forzato come quello che si vede spesso ai funerali), e... cercano di scappare via da argomenti che mettono tristezza, fanno paura.

E' normale si reagisca così. Questa società non ammette debolezze e povertà.

Uomini e donne con un bel fardello di anni sulle spalle vengono perennemente proposte come finti giovani che corrono sulle spiagge, ballano il tango con una rosa tra i denti sicuri della tenuta della propria dentiera, spingono nipotini belli e ben vestiti sull'altalena di splendidi giardini, escono da case grandi ed eleganti la sera, con addosso vestiti e gioielli da copertina, certi che il pannolone invisibile tratterrà la loro leggera incontinenza urinaria (e non perdono pipì, come tutti i comuni mortali, ma... perle...), festeggiano compleanni dando ricevimenti da vip o si divertono con un sacco di amici in gamba come loro ballando nei loro saloni coi pavimenti in prezioso parquet... almeno così garantisce la pubblicità. E non parliamo poi degli arzilli vecchietti delle commediole americane, sempre pronti a innamorarsi, attivi come pochi quarantenni, più simili a teenagers che a nonnini...

Accade così che si arrivi a guardare alla terza età, quella vera, come si trattasse di un fenomeno extraterrestre.
Basta visitare una Residenza per anziani per rendersi conto di quanto siamo impreparati all'incontro con gruppi interi di persone vecchie, ognuna con i suoi problemi, le sue particolarità.
Quando poi siamo coinvolti, quando dobbiamo pensare a come assistere nel migliore dei modi chi amiamo ed è colpito da demenza, ci troviamo improvvisamente davanti a problemi pratici che non prevedevamo neppure, senza sapere, spesso, come risolverli.

L'ultima mia scoperta è che esistono i "pigiamoni",
capi utilissimi, alle volte indispensabili, perché gli anziani possano dormire asciutti, senza scoprirsi più o meno volontariamente, la notte, ma che non si trovano facilmente, non certo nei nostri grandi magazzini.

Cosa sono i pigiamoni? Trattasi di tutone simili a quelle che si usano per i neonati, con una cerniera lunga lunga sulla schiena che permette a chi assiste gli anziani di cambiarli con facilità, ma non è accessibile alle mani di chi, magari, svegliandosi la notte un po' confuso, decide che è ora di alzarsi e si spoglia completamente pensando di potersi poi mettere addosso un vestito e andare a fare colazione (ne so qualcosa: mio padre faceva così pressoché ogni notte, verso le tre, canticchiando allegramente o brontolando che aveva fame, a seconda dell'umore...). Detti pigiamoni si trovano nei negozi di articoli sanitari ( e, purtroppo, spesso sono carissimi) o, in alternativa,cercando dei fornitori su Internet: facendo così si può risparmiare parecchio.

Figli e nipoti delle persone colpite da demenza senile devono fare un proprio percorso senza sostegni,senza aiuti.
Non sono periodi facili da affrontare.
Subentrano malinconie, sensi di colpa, paure.
E non si trovano gruppi a cui rivolgersi per avere consigli, per potersi confrontare.
A me, almeno, e a molte persone che ho conosciuto in questi anni, è successo così.
Sarebbe giusto e bello, invece, trovare risposta alle tante domande che sorgono spontanee in certe situazioni, per non sentirsi soli, per avere un po' meno paura di sbagliare.

Charlie Chaplin ha detto che "la vita è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo": quando ci prende lo sconforto, proviamo a cambiare prospettiva, perché spesso questo aiuta moltissimo a ridimensionare tutto...

"La vecchiaia non è poi così male, se considerate l'alternativa" - Maurice Chevalier.

lunedì 24 dicembre 2007

Terza età e oltre. 14) Quinto Canto...


"Papà ha trovato una fidanzata!" mi ha detto allegra un'assistente, oggi.

C'è una signora coi capelli corti, bianchi, che, come mio padre, vive in un tempo tutto suo, in cui le ore e i ricordi fanno girotondo, sempre pronta al sorriso.
Non so neppure il suo nome, ma so che manda, da giorni, dei baci a mio padre, ogni volta che lo incrocia, ogni volta che trova il suo sguardo. E mio padre mi ha spiegato: "E' una donna carina, affettuosa, gentile.... non so perché, ma mi vuole bene. E anch'io adesso ho cominciato a volergliene".
Mi commuove vederli così teneri, l'uno con l'altra. "Amor, ch'a nullo amato amar perdona..." . Aveva ragione Dante.
Anche quando la memoria svanisce il cuore risponde ai richiami di un altro cuore. E ti cambia la vita, perché senti di esistere, di essere importante per qualcuno, senti di avere ancora una tua specificità. A quella donna sconosciuta coi capelli corti e bianchi, lo confesso, sono grata, e comincio a voler bene anch'io...

martedì 4 dicembre 2007

12) Terza età e oltre. Il vento.


La vita fa dei regali inaspettati.
Oggi, sono andata da papà e l'ho trovato che sonecchiava tranquillo, così mi sono soffermata a parlare un poco con la mia amica Tullia, una signora di ottantacinque anni dallo sguardo fiero e limpido, il naso sottile, aquilino, gli zigomi forti, i capelli grigi raccolti alla bell'e meglio in una crocchia. Era tutta avvolta nel suo cappottone grigio slacciato, la solita sigaretta accesa stretta fra le dita sottili. "Il vento si è calmato" mi ha detto, poi ha mormorato alcuni versi che mi hanno commosso, forse anche perché pronunciati da lei che sono abituata a vedere sempre allegra, pronta allo scherzo e alla battuta, forse perché ascoltati proprio questa mattina che mi sentivo un po' persa nei ricordi, e la malinconia mi era compagna.
Riporto quei versi per voi tutti.

"Che ne sarà del vento in Paradiso,
Il vento che riporta la memoria,
che ne sarà, del vento, in Paradiso?"*1)

*1) Carlo Betocchi

domenica 2 dicembre 2007

11)Terza età e oltre: Rosamunda e la collana



Rosamunda è vestita sempre di rosa, e i suoi abiti ricordano le bambole di un tempo, quelle con la gonna tutta pizzi e volants che stavano al centro del letto matrimoniale.
Ha novant'anni, Rosamunda. Mi saluta, sorride, e accarezza le balze dell'abito, poi controlla che il colletto della camicetta confetto esca dal golfino d'angora e si stringe nello scialle coi nastri di raso.
Non so se sia mai stata sposata, ignoro se abbia figli o parenti. Quando il suo coetaneo Vittorio, questa mattina, le si è seduto accanto, accostando la propria poltroncina alla sua, Rosamunda lo ha guardato perplessa, poi, un po' preoccupata per tanta improvvisa richiesta di intimità, si è alzata e si è allontanata qualche metro.
Con fare un poco timido mi ha spiegato che gli uomini sono tutti uguali, tentano sempre di stringere affettuose amicizie, ma lei è sempre stata una persona seria e non ci casca davvero.

Ha una passione, Rosamunda: la tombola. Le piace l'atmosfera, l'attenzione che regna nella sala quando vengono estratti i numeri, e, soprattutto, le piacciono le caramelle date in premio, o come consolazione se si perde. Ne scarta una con cura, la osserva attentamente, poi la prende tra le dita affusolate e se la porta alla bocca. "Quelle alla fragola sono buone, ma mai come le mie al rosolio", mi confida. "Prima o poi dovrò passare da casa e andarle a prendere", dice convinta.

Mi chiedo se davvero esista, da qualche parte, la casa di Rosamunda, chiusa, un poco polverosa. La immagino piena di ninnoli argentati e di cuscini, con un vago profumo alle rose nell'aria.

Molti ospiti della residenza per anziani nominano la propria abitazione, come se dovessero, prima o poi, farvi ritorno. Oggi ho ricevuto un invito da Annamaria, paralizzata da un ictus, in carrozzella. "Quando verrai da me ti preparerò il pesce con le patate al forno e la torta agli amaretti", mi ha detto gentile. Annamaria era un'ottima cuoca, e nella sua mente prepara ancora pranzetti deliziosi, in vista di un possibile domani in cui riprenderà a ricevere ospiti buongustai.

Strani, i giochi del tempo. Viviamo più esistenze, nella memoria e nel sogno. A volte, e non solo quando si è vecchi o adolescenti, il sogno ha il sopravvento. E credo non sempre sia un male. Quando ero bambina sono rimasta malissimo, scoprendo che le belle nuvole bianche erano fatte di luce e non di spuma o di bambagia o di soffice panna montata. Certe persone immerse nei loro ricordi e nella loro leggiadra follìa, mi ricordano lo stupore e l'incanto provati davanti a certi cieli d'aprile.

mercoledì 21 novembre 2007

10) Terza età: Vecchiaia e pregiudizio


E' difficile spiegare quanto mi insegna conoscere tante persone vecchie.

"Vecchio" è un termine che non si usa più, che suona offensivo. E invece è una parola bellissima che ha origini lontane, perché prima di nascere in latino (vetulus) si forma in indoeuropeo come weto, termine che si collega all'anno (in greco étos), ma ha anche a che fare con la terra(veterinus è colui che porta una soma, un carico -e veterinarius è chi cura gli animali da soma...-).

E' un universo differente da quello in cui ci muoviamo, quello dei vecchi.

C'è sofferenza, certo, ci sono modi diversi di vivere il reale e di rapportarsi al quotidiano indotti dalle tante demenze, più o meno gravi, che spesso intaccano gli ultimi anni degli uomini.

C'è un modo del tutto particolare di percepire lo scorrere del tempo e i ritmi del narrare si fanno più lenti e più lunghi: ascolto tanti racconti di vite lontane, famiglie numerose, guerre, matrimoni contratti giovanissimi...
Tutto, sempre, conferma l'importanza del rispetto dell'altro, essenziale, soprattutto in condizioni difficili.

Ammiro le ragazze che lavano, pettinano, accudiscono tanti anziani con tenerezza e attenzione. nella residenza in cui si trova mio padre
Trovo profondamente ingiusto che abbiano retribuzioni molto basse, quando il lavoro che svolgono è tanto importante.
E' una delle follìe di questa società, pagare profumatamente chi presenta uno spettacolo televisivo, ma anche chi mostra gambe e sedere in un balletto mal fatto, e pagare pochissimo chi ha la responsabilità grande di occuparsi di persone spesso non autosufficienti, spezzandosi la schiena per sollevarle, adagiarle nel letto, cambiarle, e facendo tutto con amore.

E' bello che la residenza che conosco sia aperta tutto il giorno, dalla mattina alle 6 fino alle 22 di ogni sera, per chi vuole entrare in visita, ma anche per chi vuole (e può) uscire: trovo sia indice di trasparenza, necessaria se si vuole provare che si lavora con coscienza.

"Invecchiando si diventa più tolleranti; non vedo commettere alcun errore che non abbia commesso anch'io" *1)

"La vecchiaia è la più inattesa di tutte le cose che possono capitare a un uomo" *2)

*1) Goethe
*2) Leone Tolstoj

9) Terza età e oltre: Elsa e Genova



Elsa ha l'Alzheimer.

Cammina, cammina, cammina come nelle fiabe, perché la sua malattia le fa fare tanta strada, tutti i giorni, senza mai sostare, se non quando le gambe, stanche, non la sorreggono più. Solo allora Elsa si ferma, si abbandona sulla poltroncina per una manciata di minuti, le braccia incrociate nel grembo, la borsetta nera ben stretta, sempre sorridente, serena.

Elsa ha capelli corti, grigi e ricci, gli occhiali che rendono grandi i suoi occhi nocciola e la fanno assomigliare a uno scoiattolo e labbra sottili.

Non è tanto alta, Elsa la dolce. non è mai sgarbata.

Genova è la sua città natale e lei ci torna tutti i giorni.
Saluta educatamente le persone che incontra nel salone della residenza, poi passa dal bar, si rivolge a un'assistente, a un ospite o a un'infermiera e chiede, con la sua vocetta sottile, acuta: "Per cortesia, mi indica la strada per Genova?".

Una volta ricevute le preziose informazioni ("Svolti a destra, poi vada sempre dritto e segua la via"), si incammina decisa. Impiega un bel po' di tempo, per compiere tutto il percorso. Se non fa freddo gira attorno alla residenza, percorrendone il perimetro in giardino; se il tempo è brutto, allora non trascura nessun corridoio, nessuna sala, nessun androne del piano terra.
Quando torna contenta e annuncia trionfante: "Sono stata a Genova!" qualcuno le chiede sempre:"Raccontaci, raccontaci tutto!". "Sono stata a trovare mia mamma, abbiamo fatto la pasta insieme, poi siamo uscite per negozi..." comincia Elsa, gentile.

Alessandro Panagulis, rinchiuso in una cella-tomba, diceva che non sarebbero mai riusciti a imprigionare i suoi pensieri, quindi lui sarebbe rimasto, comunque, un uomo libero; l'Alzhaimer per Elsa non è diventato una cella, perché lei se ne è fatto un compagno di viaggio e lo prende a braccetto e cammina, cammina, cammina, verso la mèta che ha nel cuore e che, col cuore, raggiunge ogni giorno.

lunedì 19 novembre 2007

8) Terza età e oltre. L'amore non ha età... e, spesso, non ha memoria


Gustavo è arrivato nella residenza per anziani in cui abita anche mio padre (vedi post precedenti), accompagnato dal figlio, professore di lettere.

Gustavo viaggia verso i 95 anni; il professore è un uomo buono e gentile che risiede lontano, preoccupato perché il padre ha perso la cognizione del tempo e non può più abitare da solo nella bella casetta con giardino in cui risiedeva (lo hanno visto salire sulla magnolia per potarla a tarda sera; abbuiava e faceva freddino, ma per lui era mattina ed era appena iniziata la primavera).

I primi giorni, Gustavo cammina nel giardino della residenza con lo sguardo perso.
"Che albergo è questo?... Scusi signora, ma non ho in tasca il portafoglio e mi chiedo come potrò pagare.. Devo farmi portare la scatola di latta che ho nell'armadio... dentro, ci saranno almeno cento lire e con quelle sarò a posto per un po'.... Lei sa dirmi dove dormirò stanotte?": queste sono alcune delle domande che, in tono pacato e attento, ma preoccupato, pone a chi incontra.

Poi tutto cambia. Accade un miracolo. Gustavo (vedovo da molti anni) scopre di avere una moglie!
Lei è per tutti "la Veneziana". La Veneziana è su una carrozzella, perché da tempo le gambe non la reggono più. Ha capelli candidi e occhi azzurri vivaci.

Le sono bastate poche parole per convincere Gustavo di essere la sua dolce metà.
"Ma cossa ti fa sempre in ziro! Ti xe mio marìo, ti devi restar qua, vizino a me!".

Inizialmente c'è stato qualche piccolo fraintendimento sul significato di "marìo" che Gustavo, ligure da generazioni, credeva significasse "Mario", non cogliendo l'importanza dell'accento sulla "i". "Guardi che io sono Gustavo,non Mario!" protestava... "Lo so,lo so! Mi go deto Marìo, non Mario!Ma-ri-to, insoma! Ma-ri-to!" ha provveduto a chiarire la Veneziana, sorridendogli, ma con un tono deciso che non ammetteva repliche.

Da quel giorno Gustavo e la Veneziana sono inseparabili: lui non si sente più solo, né spaesato, perché lei, dalla carrozzella, lo dirige: "Xe ora de pranzo... Ho sete, andemo al bar, a destra entrando..." e così via; e lei è contenta perché si è garantita compagnia, ma soprattutto ora ha un cavalier servente che la porta dove vuole e la tratta con grande rispetto.

venerdì 9 novembre 2007

7) Terza età e oltre. Mio padre: a volte scappo via


Giorni difficili.
Faccio molta fatica a tornare da papà, quando mi capita di non riuscire ad andare a trovarlo per una manciata di giorni di seguito.
Vengo pervasa da un'angoscia sottile, fatta di sensi di colpa e malinconia.
Forse la mia è solo consapevolezza della vita che passa crudele, cancellando memoria dalla mente di mio padre, sfumando visi e ricordi, annullando emozioni, facendo del tempo una variabile inutile, impazzita.
Forse quello che provo è solo un insieme di rabbia e dolore, perché il papà che conoscevo non lo potrò più incontrare, perché è sparito chissà dove, e mi manca.

Per tornare da lui. mi devo imporre di farlo, e questo mi fa male, mi fa sentire ingiusta.

Quando ritorno però, e scorgo i suoi grandi occhi azzurri, il suo sguardo un po' perso, simile a quello ceruleo di certi bebé, incapaci di fissare la propria attenzione troppo a lungo su qualcuno o qualcosa, perennemente stupiti, mi basta un sorriso per ritrovarlo, per riscoprire, forte, l'affetto che ci lega e per provare un'immensa tenerezza.
In un istante allora, rimpiango i giorni sprecati, e torno a essergli figlia.

La sua demenza cerebrovascolare mi insegna ogni volta qualcosa. Oggi gli ho letto qualche verso di Dante. A lui sono venute le lacrime agli occhi. Ha mormorato "Che grande! Che grande uomo! E'... troppo bello...". Ecco: la bellezza non l'ha dimenticata, e la ritrova negli scritti amati, nelle musiche preferite, ma anche nelle ragazze che lo assistono. Chiama "Occhi belli" una, "Bellissima" un'altra; dice "Sei meravigliosa" a una, "Sei così graziosa" a un'altra e ammira l'armonia che esprimono quelle giovani donne, e ne ricava serenità. E' caduto fuori dal tempo e non si ricorda mai quanti anni ha. "Non è poi un argomento così interessante", osserva sorridendo, se si parla di età. Chissà, forse, non ha poi così torto.


sabato 27 ottobre 2007

6) Terza età e oltre. Mio padre. Parole come farfalle


Oggi mio padre era confuso.

Mi ha chiesto come sta il suo fratello minore, gli ho risposto che sta bene e lui ha domandato: "Ma io lo conosco? Voglio dire... approfonditamente... intendo... io...".

A quel punto ho compreso che, ancora una volta, le parole giuste per esprimersi erano fuggite chissà dove nella sua mente, farfalle leggere confuse tra i fiori dei suoi mille ricordi.

Un giorno, parecchio tempo fa, è riuscito a spiegarmelo, quando ancora la demenza non aveva fatto questi danni, ma cominciava la sua lenta, inesorabile opera: "Vedi, a volte" mi aveva detto "mi mancano i vocaboli, me ne escono di bocca altri, rispetto a quelli che cerco..." "Faremo come il tenente Colombo, papà! Li cercheremo insieme" gli avevo risposto sorridendo, che allora mio padre guardava ancora quei telefilm alla televisione e gli piaceva seguirne le storie. Lui mi aveva sorriso sereno, perché in una cosa non è cambiato e, credo, non cambierà mai: la capacità di non drammatizzare, la voglia di volgere tutto in positivo, anche quando non è facile farlo.

Ieri era tutto storto sulla carrozzina.
Tende a cadere di lato, ultimamente.
L'ho guardato canticchiando "Evviva la torre di Pisa che pende che pende e che mai non vien giù..".
Una persona con un altro carattere si sarebbe risentito; lui è scoppiato a ridere e si è messo a sedere diritto.

Mi sono ripromessa di non usare mai toni diversi da quelli abituali, perché se diventassi protettiva e mielosa, allora sì che lo offenderei...
Grazie papà, perché sei sempre, perché sei ancora, l'uomo che mi ha insegnato che

"chi non ride, non è una persona seria"

sabato 20 ottobre 2007

5) Terza età e oltre. Mio padre. Un regalo inaspettato


Tra i libri e i quaderni di mio padre ho trovato un volume con la copertina di cartone ingiallita dal tempo. L'ho aperto e mi sono commossa. Ho scoperto un tesoro che ignoravo esistesse: una specie di diario in versi che papà iniziò a tenere da adolescente e su cui continuò a scrivere per molti, molti anni.

Papà, adesso che la tua mente è un universo difficile da esplorare, in cui nomi e tempi e visi si sovrappongono, si confondono, si perdono, adesso che non posso più comunicare con te come una volta, perché tu sei caduto fuori dal tempo e non hai più che residui di memoria, scopro com'eri, ritrovo chi sei stato, ascolto confidenze che non mi hai mai fatto.
Non posso raccontarti nulla, a riguardo, ma sono contenta di scriverne qui, per chi non conosco e magari avrà voglia di leggere.

Quelle che seguono sono poche righe scritte per me, nata da poco, e mi sconvolge, papà, la tua inaspettata, sconosciuta, inattesa tenerezza:

"Non so, se a capo della tua cuna
un grande angelo
raccoglie le sue

ali bianche. Ma se la favola è vera
io gli offro
il mio cuore

perché lo trafigga

dei tuoi dolori futuri".

E un po' mi vergogno d'averti reputato per anni il padre simpatico che molti miei coetanei trovavano essere "un genitore ideale" ma che a me spesso pareva sfuggire alle proprie responsabilità, troppo "amico" per dare consigli e pareri, alle volte incosciente nel suo eterno, dichiarato ottimismo.
Il tuo insegnarmi a sorridere alla vita non nasceva dalla negazione del dolore, ma da un amore che voleva farsi scudo contro le sofferenze del mondo.

sabato 13 ottobre 2007

4) Terza età e oltre. Mio padre. All'ospedale

Mi telefonano che papà è stato male. Quando arrivo, attorno a mio padre ci sono due infermiere e le assistenti.

Una ragazza mi abbraccia e mi dice che devo avere coraggio.
Papà e rigido e ha la faccia paonazza, gli occhi chiusi.

"Tranquilla,sta arrivando l'ambulanza", mi dicono.
Corro fuori e grido "Codice Rosso!" sperando che facciano presto.

Come sempre, quando ho paura divento stranamente razionale.

Torno da papà. Un'infermiera gli sta dando degli schiaffetti, con la mano leggera, mentre lo chiama per nome.

Ad un tratto, mio padre fa un lungo sospiro.
"Cantami qualcosa, cantami qualcosa..." gli chiede un'assistente. E papà apre gli occhi. E, inaspettatamente, con un filo della sua bella voce intonata, sussurra: "...Te si fatta 'na veste scullata...".

Ha sempre adorato le canzoni napoletane. Ho le lacrime agli occhi.

Un istante dopo siamo sull'ambulanza.
Sorrido e parlo allegra, mentre azionano la sirena, perché so che mio padre non vuole vedere visi tristi,
"Non possiamo cambiare la realtà, ma possiamo trasformarla guardandola con occhi diversi" mi ha insegnato, e anche "Cerca sempre di sorridere alla vita, perché così starai meglio e farai stare meglio chi ti avrà vicino"...
Non appena papà riprende un colore normale gli propongo: "Cantiamo qualcosa insieme?" "Buona idea!" mi risponde, e cominciamo " ...t'aggio vuluto bene a te! Tu m'hai vuluto bene a me.. mo nun ce amammo cchiù ma vvote tu, distrattamente pienze a me.....".

Papà canta e sorride. Io canto, e sorrido, e mentalmente lo ringrazio per quel pizzico di follia che mi ha trasmesso e che mi aiuta ad andare incontro a ogni giornata gustandomi il solo fatto d'esistere come una opportunità grande.

Quando arriviamo all'ospedale un volontario dell'ambulanza che ci ha accompagnato mi dice: "E' la prima volta che trasportiamo una persona e un parente che invece di lamentarsi o di piangere cantano insieme..."

Flebo, tac, ricovero: la solita trafila, ma anche questa volta mio padre ce l'ha fatta! Adesso devo solo aspettare di vedere cosa avrà cancellato dalla sua memoria questo nuovo attacco ischemico. Ogni volta una piccola parte di lui, del suo passato, delle sue emozioni, se ne va.
Non è facile.
Non è affatto facile.
Ma non importa. E' già una grande fortuna che lui non abbia dolori e che il suo bel carattere allegro e ottimista non venga intaccato dalla malattia.

Ti voglio bene, padre, e lo scrivo stassera anche se tu non leggerai queste righe.
Ti voglio bene e ho imparato a conoscere e ad amare tante persone che stanno compiendo il tuo stesso percorso.

Demenza "de mens, mentis..." fuori di mente... Abbiamo viaggiato tante volte, quando ero piccola e mi portavi altrove, nelle fiabe che mi raccontavi, nelle storie che sapevi inventare... adesso in un altrove stai piano piano incamminandoti e sono contenta di poterti stare vicino.

martedì 9 ottobre 2007

3) Terza età e oltre. Mio padre. La musica


Ieri pomeriggio la mia amica sarda tremava più del solito. Il Parkinson non è una buona compagnia, e lei ne soffre da quando non aveva neppure settant'anni.
La mia amica sarda va tutti i giorni a dare un bacetto a mio padre. "Sai, lui mi cantava sempre "Non potto reposare amore 'e coro pensende a tie so donzi momentu..." e io ripensavo alla mia terra, e sognavo...".

Mio padre suonava e cantava per tutti, quando la sua mente e il suo corpo viaggiavano insieme. E mi stupivo vedendo anche le persone rese mute dall'Alzheimer alzare improvvisamente la testa, aprire gli occhi e seguire le parole... Reginella, Vola colomba, Torna piccina mia... vecchi motivi che avevano accompagnato gli anni in cui quegli uomini e quelle donne si erano innamorati, avevano fatto progetti per il proprio futuro, adesso tornavano nell'aria e portavano con sé le loro memorie e le rendevano presenti, e la giornata cambiava, si faceva ricca.. perché le giornate possono scorrere via uguali, il tempo può smettere di scandire le ore, la vita può scadere in un apparente immobilità inutile e vuota, se non accade nulla, se non succede qualcosa che ti fa sorridere, o commuovere, o pensare.

La musica rende consapevoli. E non tradisce: è l'ultima dea ad abbandonarti, perché ho visto persone dimenticarsi il proprio nome, ma ricordare le note di un ritornello amato.

Sinceramente, trovo questo meraviglioso.
Ancora adesso, adesso che papà non riesce più a suonare la chitarra, adesso che pensa di avere la mia età, adesso che saluta affettuosamente tutti, anche la nostra amica sarda, ma poi, a bassa voce perché possa sentirlo solo io, mi domanda: "chi è la persona che ho salutato?", ancora adesso se comincio a canticchiare qualcosa lui mi segue. E il suo viso si illumina.

Siamo musica.
Quando ero bambina mio padre per me era "Largo al factotum della città, largo!..." ora invece questo ultimo periodo è il più tranquillo "Non più andrai farfallone amoroso...".

Siamo musica. Dentro di noi scorrono le note che abbiamo amato e amiamo. Sarebbe bello se lo studio della musica non fosse delegato esclusivamente ai Conservatori. Sarebbe bello se il nostro Paese desse a tutti la possibilità di apprendere questo meraviglioso linguaggio universale.

Ame le vecchie canzoni: mi aiutano tanto, se voglio sentirmi in comunicazione con papà, e penso che saranno sempre più importanti tra noi due.

Ho scoperto motivi che ignoravo esistessero "Cavallino corri e va..." e che adesso canto anch'io, con tante persone che mi riprendono, se sbaglio una parola.


E' un consiglio che dò a chi ha un familiare colpito da demenza senile: cantategli sempre qualcosa, fategli sentire i suoi brani preferiti, perché la musica è vita, perché la musica è amore, è un abbraccio che arriva, caldo e rassicurante, alle persone che amiamo e che a volte ci paiono così stranamente distanti...

sabato 6 ottobre 2007

2) Terza età e oltre. Mio padre. La relatività del Tempo



Papà oggi era allegro come sempre, come sempre confuso, se ci si rapporta al nostro mondo razionale.

Vive in una sorta di spazio-tempo diverso dal mio, parla di cinquant'anni fa come se ricordasse momenti appena trascorsi e mi dice che suo padre è proprio bravo, quando suona il violino, poi protesta perchè non ha ancora pranzato poco dopo aver tolto il tovagliolo a fine pasto...

Credo che la sua realtà sia molto simile ai sogni, quando un istante può essere lunghissimo e un anno può durare un istante.

E'incredibile come la sua mente abbia rimosso ogni esperienza dolorosa; mi racconta di persone che non son più in questo mondo, come se fossero ancora qui, presenti.

I suoi desideri si fanno reali, come avviene nella vita onirica: afferma di aver appena ricevuto la visita del figlio minore che non vede da mesi, o quella di un caro amico che non incontra da anni, e di aver piacevolmente conversato con loro.

E' in carrozzella, ma mi spiega che è meglio restare tranquillamente seduti perchè la passeggiata appena fatta lo ha stancato parecchio...

E'sereno, a volte felice: questo conta. Almeno: per me è così.
Ho imparato ad accettare il suo cambiamento, a capire che non ho perso mio padre solo perché la sua mente è cambiata così tanto.

La vita è davvero "perenne impermanenza" *come ha scritto, nella sua incredibile biografia, quell'incredibile scrittore regista, che ha nome Alejandro Jodorowsky...


* "La danza della realtà", Alejandro Jodorowsky, Feltrinelli

lunedì 24 settembre 2007

1) Terza età e oltre. Mio padre. Diagnosi: "Demenza cerebrovascolare"

"Vi sono già zone della mia vita simili alle sale spoglie d'un palazzo troppo vasto, che un proprietario decaduto rinuncia a occupare per intero"*


Mi chiedo dove tu sia ora, papà, ora che guardi altrove e sorridi a qualcuno (o a qualcosa) che non posso vedere.

Demenza cerebrovascolare è un'orribile coppia di parole.

Demenza cerebrovascolare è la tua personale malattia, a detta dei medici, e vuol dire estraniamento, ma ancora mi riconosci, anche se qualche volta cadi fuori dal tempo e mi domandi come stanno tuo padre e tua madre o mi chiedi se vado bene, quest'anno, a scuola...

Penso a come giocavi con i vocaboli, a come mi incantavo ad ascoltarti quando ero bambina e mi insegnavi a leggere,


ora che i vocaboli sembrano giocare con te e ti escono di bocca inaspettati, inappropriati, inattesi...

Ancora una volta mi rendo conto di quanto sia importante quello che mi hai insegnato, ribadendolo spesso:

non bisogna mai perdere la capacità di guardare al mondo con umorismo, occorre usare sempre l'arma dell'ironia e guardare con ironia anche a se stessi... e ora, sulla tua carrozzella, sai divertirti e divertirmi e, consapevole, negli sprazzi di lucidità rimasti, della tua confusione, non t'arrabbi, ma ridi...

"Quanti anni ha professore?" ti domanda l'infermiera
"Non lo so... ma non mi pare grave averlo dimenticato!" rispondi sornione;
"Suo padre mi ha detto che faceva il carrozziere" mi racconta la moglie di un nuovo ospite della Residenza per anziani in cui abiti, e io scoppio a ridere, sapendo quanto eri negato per i lavori manuali di qualsiasi tipo, tu che ignoravi come fosse fatto un motore...
"Che mestiere facevi,papà?" ti domando allora, e tu:
"Oh, e chi si ricorda... è passato così tanto tempo..."
e poi, rivolto alla signora
"chieda a mia figlia, lei lo sa e se glielo dice lei,può stare tranquilla che non sbaglia!".

Più tardi canticchi "
Oh che bel mestiere fare il carrozziere" e allora capisco. Deve esserti tornato in mente quel brano, così hai risposto quello che quell'aria ti suggeriva...
chissà, la prossima volta ricordando "Figaro" uno dei tuoi pezzi preferiti, potresti asserire d'essere stato barbiere... e come darti del tutto torto?
Non hai sempre detto che siamo quello che facciamo ma anche quello che immaginiamo e che amiamo?

Siamo fatti di ricordi, impastati di desideri e di sogni...

Demenza cerebrovascolare...
l'inizio di un percorso lungo il quale ti accompagno come posso, ripetendoti più volte le stesse buone notizie, perché ti rassicura sapere che tutti stanno bene, perché anche adesso sei attento agli altri e trascorri molto tempo osservando le persone che hai intorno.

Chiami "bellissima" ogni infermiera, ogni assistente, ascolti gentile le persone, poi ti volti e mi sussurri: "Boh... non ho capito niente!..." ma la faccenda non ti turba affatto.

Quante fiabe mi hai raccontato, quando ero bambina!
Ecco, adesso tu vivi in una di loro...
C'era una volta un castello incantato con mille e mille stanze... in ogni stanza era racchiusa una storia, suonavano musiche diverse, danzavano diverse emozioni... ad una ad una però, lentamente, oggi si spengono le luci delle stanze di quel castello.
Quando un locale rimane al buio, l'uomo dai grandi occhi azzurri che chiamo papà lo chiude a chiave e non vi entra più e tutte le emozioni che sono racchiuse là dentro, immerse nell'oscurità, sfumano piano piano,sino ad estinguersi.

La tua bella mente non ricorda più tante cose, ma non importa, papà. Ho scritto queste righe perché ti voglio bene e perché continuerò a comunicarti così quello che non posso più dirti.

Sto imparando, papà. Sto imparando tanto, da te e da altre persone che ho imparato a conoscere usando lingue diverse che non si fermano di fronte all'illogicità e all'assurdo.

Ho una figlia che faceva la modista e con lei parlo di nastri e cappelli, perché lei è ancora nel suo negozio, e mi chiama "mamma" ed è felice quando la avvicino, e cuce, cuce, e unisce stoffe, aggiunge paillettes colorate... anche se a chi guarda pare una vecchina cieca in carrozzella.

Ho un'amica che ha ancora, che ha sempre vent'anni e ogni mattina si mette un fiocco tra i capelli perché le piace essere bella per il suo fidanzato che prima o poi smetterà di fare il soldato e tornerà a casa, anche se a chi guarda lei pare proprio una signora molto,molto anziana coi capelli bianchi.

Mi spiace che sia difficile comunicare con altre persone coinvolte nello stesso viaggio, in compagnia di chi ha come te una demenza cerebrovascolare o magari l'Alzheimer.

Spero che questo blog possa diventare un luogo d'incontro, dando a chi lo desidera e vive situazioni simili alla mia la possibilità di scambiare opinioni, impressioni, esperienze; mando a tutti, sin d'ora, un abbraccio, perché so che non è semplice, perché so che capita di sentirsi soli, incompresi, spaesati...


*da"Memorie di Adriano", Margherita Yourcenar, Einaudi