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venerdì 11 gennaio 2008

Piove...

"La terra ha musica per coloro che ascoltano" *1)

Questa mattina mi ha svegliato il titinnìo della pioggia sui vetri, e ho ricordato i temporali estivi della mia infanzia, l'abbuiarsi improvviso del cielo che si stendeva come una coperta sui prati, sui boschi e sulle case, mentre l'aria si faceva più fresca e cominciavano a cadere, lente e pesanti, le prime gocce, a preannunciare scrosci forti e continui da cui bisognava scappare.
Trovavo rifugio sotto il portico della mia casa.
La nonna, quasi subito, mi chiamava per farmi rientrare.
Le ubbidivo malvolentieri, solo per evitare castighi; appena chiusa la porta mi mettevo davanti a una finestra a osservare lo spettacolo dei rami piegati dall'acqua e dal vento mentre la pioggia batteva sui vetri, incessante, la propria canzone... alle volte aprivo, di soppiatto, la finestra, appena un poco, solo per farmi bagnare le mani...

Poi, tutto taceva.
E ricominciavano a cantare gli uccelli e si poteva tornare di fuori e l'aria aveva tutto un altro profumo, di terra e di verde.

L'infanzia ha tempi lunghi, dilatati, perché siamo più attenti a quanto accade. Crescendo, rischiamo di diventare ciechi e sordi, storditi dall'angoscia di un vivere frenetico, dalle nostre paure, dalle nostre nevrosi, dalla necessità di produrre per vivere.
E quella musica, allora, non la sentiamo più.


*1) William Shakespeare

lunedì 17 dicembre 2007

I compagni di carta


Ci sono libri che sono stati più importanti di altri, veri compagni della mia vita.

Cominciamo con l'infanzia: Pinocchio di Collodi, Le fiabe di Andersen, La leggenda aurea degli dei e degli eroi .

Pinocchio era un vecchio volume dalle pagine ingiallite dal tempo; le fiabe di Andersen erano un volume edito da Einaudi, ricco di bellissimi disegni di bambini; La leggenda aurea degli dei e degli eroi un prezioso volume in grande formato pubblicato, credo, negli anni Trenta o Quaranta, trovato nella libreria di famiglia. Quest'ultimo mi ha fatto sognare ancora più degli altri.

Ho imparato a leggere a tre anni e mezzo: a quell'età tutto il mondo è magìa e quel volume me ne ha dato la conferma.
Parlavo col vento, mi sedevo fra l'erba a sentire la carezza del sole, che identificavo col bellissimo Apollo, e sognavo... tutta la natura era viva e comunicava con me: dovevo solo riuscire a capirne il messaggio...

Andersen mi incantava con le piccole cose animate di cui raccontava. Tra le tante splendide storie, la mia preferita era Mignolina, la bimba piccolissima che veniva salvata da una rondine.

Pinocchio era un amico e, in quel libro, trovavo molti adulti da studiare con cura.

Qualche inconveniente c'è stato, in seguito a letture così precoci: quando mia madre, cristiana praticante, volle insegnarmi l'AveMaria, io la interrogai stupita: "Ma questa Maria di quale dio è figlia? E' nata da Giove o da chi? Nel libro non l'ho trovata...". Mia madre impallidì, poi mi spiegò che lei mi parlava del Dio vero, gli altri del volume sugli dei erano invenzioni dell'uomo come i personaggi delle favole. Io, per fortuna, per non ferirla tacqui, pensando che certo, lei voleva sottolineare la maggior importanza del suo dio preferito rispetto a tutti gli altri. Ero abituata a sentire affermazioni del genere: avevo letto di guerre per la supremazia, nell'Olimpo...

E voi? Quali sono stati i libri incontrati da piccoli che vi hanno fatto più compagnia?

sabato 17 novembre 2007

Infanzia. 4) Viva la noia!


Una bimba di sette anni oggi mi ha detto: "Sono davvero stufa di dover sempre correre dappertutto. Lavoro più del mio papà!". Suo padre, infatti, trascorso il tempo dedicato alla sua attività, può fare ciò che vuole; la piccola, amata figlia, no. Dopo la scuola va al corso di inglese, poi ha le lezioni di nuoto, o di danza. Arriva a casa in tempo per la cena, poi può guardare un po' di televisione e viene messa a letto.
"Mia figlia non ha tempo per annoiarsi!" mi ha detto, orgogliosa, in perfetta buona fede, la sua mamma. "Peccato!" le ho risposto.Mi ha guardato come se fossi matta. Ma è talmente importante avere un proprio spazio mentale per giocare, creare, e... annoiarsi... Noia significa scoprire che c'è un mondo "dentro" e non solo un più o meno frenetico mondo "fuori", significa imparare a stare con se stessi, senza stimoli esterni.
Noia e ascolto sono parenti stretti, perché il silenzio favorisce la riflessione, abitua a cercare, a ideare, a uscire da soli dalle proprie piccole frustrazioni. Insegna a non avere paura del silenzio e delle assenze, aiuta a conquistare la propria autonomia.
"Una delle condizioni essenziali della noia - diceva Bertrand Russel- consiste nel contrasto tra le circostanze presenti e qualche circostanza più gradevole che si impone irresistibilmente all'immaginazione". *1)


*1) La conquista della felicità -Bertrand Russel- TeaDue, Milano, 1997.



sabato 27 ottobre 2007

Infanzia. 3) Qualche vita fa...


E ripensi a quando eri bambina.

E' bastato un odore, quello, inconfondibile, della coccoina, miracolosamente apparsa nel cassetto della scrivania, per tornare a pomeriggi lontani, trascorsi incollando figurine su album sempre più spessi, le doppie legate con un elastico, che poi le portiamo in cortile e si fa cambio con gli amici.


Il mondo disegnato col gessetto per terra, le partite interminabili (si continua domani!), i ghiaccioli arcobaleno e quelli alla fragola che fanno da rossetto e ti ritrovi con due labbra scarlatte fino a sera, la polverina di carnevale che fa starnutire e quella, terribile, che causa insopportabili pruriti, e le focacce enormi, unte, e il resto che il panettiere ti dà sempre in golia, e i primi silenzi interminabili nati da uno sguardo più lungo di lui, lui che adesso ti piace e che di certo sposerai, un giorno, quando tutto sarà bellissimo, l'abito col velo bianco lungo lungo, i fiori, e poi tanti bambini...

Una vita, mille vite, da allora, perché un mese da bambini è lungo due anni e poi arriva la fine delle scuole medie e la mia famiglia trasloca, e addio cortile, e addio ai vecchi amici che non rivedrò, e Fabrizio, l'ultimo pomeriggio, suona la chitarra e mi dedica una vecchia canzone e io penso che non si possa essere più tristi di come mi sento in quel giorno caldo di inizio estate, e ancora non lo so, ma con quell'estate se ne andranno anche le mie certezze bambine, se ne andranno i miei sogni di veli bianchi da sposa e molte illusioni, per far posto ad altri sogni e a illusioni diverse.
Ma, questa, è già un'altra storia.

lunedì 22 ottobre 2007

Infanzia. 2) Educazione sessuale: "il comincio"...


Mio figlio ha cinque anni quando sale sul lettone, una mattina, e mi dice: "Mamma, io ho capito come nascono i bambini, però so da dove escono, ma non.. come fanno a entrare!". "Tutto ha inizio con un seme, solo che non viene portato da un ape, ma è un seme del papà..." inizio, poi mi dilungo sulla gravidanza, sulle emozioni del parto e su quanto sia bello avere un figlio. Mi sento quasi un genitore perfetto.
La piacevole sensazione dura poco: due giorni dopo apro la porta a mio figlio che sale le scale al rientro della scuola materna e lo sento borbottare, zainetto in spalla, "Povera mamma!" Povera, povera mamma!...". "Perché dici così?"chiedo stupita, e lui serio: "Oggi abbiamo fatto l'orto. Ho visto sai, la maestra, coi semi e con quella grossa vanga!"

Forse sono stata un po' approssimativa...

Lo faccio entrare e gli spiego tutto per bene, con chiarezza di particolari, sottolineando come l'atto sessuale sia bello e piacevolissimo, se ci si ama, perché voglio evitare si interroghi, come me da bambina, sul perché la donna accetti quella specie di tortura (così m'era sembrato fosse il fare l'amore, quando me ne aveva parlato, rispondendo alle mie domande, incredibilmente imbarazzata, mia madre).

Due giorni dopo andiamo insieme a prendere il pane.
Il negozio è pieno di gente.
Mio figlio mi guarda e mi domanda, con la sua bella vocina squillante: "Allora mamma, questo bambino lo hai fatto o non lo hai fatto?". Tutti cominciano a sorridere e a guardarmi, incuriositi, la pancia.
Tendo gli addominali, a scanso di equivoci e rispondo, nell'improvviso silenzio generale: "No, tesoro! Non aspetto nessun bambino. E poi ti ho detto che ci vuole un po' di tempo per accorgersene e nove mesi perché...".
A questo punto lui mi interrompe e sbotta: "Ma sì, non dico quello... dico "il comincio"... quello che mi hai spiegato che è bello e piace molto a te e anche a mio papà! Quello dico: allora, l'hai fatto oppure no?"...

mercoledì 17 ottobre 2007

Infanzia. 1) Saggezza infantile


Dialogo mattutino con bimbo di tre anni:

"Buongiorno! Oggi purtroppo piove, non è una bella giornata,ma..."

lui mi interrompe sorridendo:

"Perché? E' una bella giornata... di pioggia!"