lunedì 31 dicembre 2007

Anche Giuseppe Demasi ci ha lasciato


Ieri ci ha lasciato Giuseppe Demasi, operaio, 26 anni, rimasto gravemente ustionato nell'incendio della ormai tristemente famosa TyssenKrupp. In segno di lutto, a Torino non si festeggerà nelle piazze. Voglio solo aggiungere la mia rabbia e tutta la mia partecipazione al dolore atroce che ha colpito anche questa famiglia. Sul lavoro si muore. Questo non è accettabile, in un Paese civile. Non dobbiamo dimenticare le sette vittime della Tyssenkrupp, né tutti gli altri deceduti di questo ultimo anno e di quelli precedenti.

sabato 29 dicembre 2007

Adolescenza


"(...) Di fronte agli adolescenti siamo ansiosi. Essi ci testimoniano tutto il possibile che in noi non è divenuto reale".*

Mi piace questa osservazione di Galimberti che parla dell'età adolescenziale come "inquietudine che muta" e ne sottolinea la potenziale ricchezza dovuta alla capacità continua di cambiamento, in contrasto con la rigidità di molti adulti che perdono la propria creatività e presumono di aver capito la vita solo perché hanno vissuto più a lungo.

*1) Umberto Galimberti -Parole nomadi- Feltrinelli-

lunedì 24 dicembre 2007

Terza età e oltre. 14) Quinto Canto...


"Papà ha trovato una fidanzata!" mi ha detto allegra un'assistente, oggi.

C'è una signora coi capelli corti, bianchi, che, come mio padre, vive in un tempo tutto suo, in cui le ore e i ricordi fanno girotondo, sempre pronta al sorriso.
Non so neppure il suo nome, ma so che manda, da giorni, dei baci a mio padre, ogni volta che lo incrocia, ogni volta che trova il suo sguardo. E mio padre mi ha spiegato: "E' una donna carina, affettuosa, gentile.... non so perché, ma mi vuole bene. E anch'io adesso ho cominciato a volergliene".
Mi commuove vederli così teneri, l'uno con l'altra. "Amor, ch'a nullo amato amar perdona..." . Aveva ragione Dante.
Anche quando la memoria svanisce il cuore risponde ai richiami di un altro cuore. E ti cambia la vita, perché senti di esistere, di essere importante per qualcuno, senti di avere ancora una tua specificità. A quella donna sconosciuta coi capelli corti e bianchi, lo confesso, sono grata, e comincio a voler bene anch'io...

Buon Natale!


Aguri, con tutto il cuore, a te che passi di qui e alle persone che ami...

domenica 23 dicembre 2007

L'Ulivo brucia???


Inizia il telegiornale regionale.
Annunciano le notizie del giorno. Sono indaffarata in cucina quando sento:
"Il 2008 sarà un anno fortunato.L'ulivo è bruciato completamente". Una delle tante comunicazioni pacate di Berlusconi che prevede un'altra volta la fine di Prodi? Sbagliato.
Trattasi di antica tradizione locale. Si fa un falò di detta pianta che deve ardere sino all'ultimo ramo per essere presagio di futura prosperità...

sabato 22 dicembre 2007

Grande Antonio Cornacchione!

Questa sera è stato da Fazio a Rai Tre:
www.chetempochefa.rai.it/R2_HPprogramma/0,,303,00.html
gli ho voluto bene! Spero che tra poco si potrà rivedere il suo intervento su Youtube...

venerdì 21 dicembre 2007

Terza età e oltre. 13) Natale


Nella residenza per anziani in cui abita mio padre e oramai posso dire d'avere tanti amici, hanno preparato gli ultimi addobbi.
E' incredibile vedere con quanta bravura alcune donne hanno ricamato, cucito, ideato le decorazioni di panno per l'albero, ma quello che non mi aspettavo era che un uomo burbero come Ennio, sempre serio e piuttosto solitario, rivelasse tanta creatività nel dar vita a centro tavola colorati, con tanto di candela rossa al centro, secondo la migliore tradizione.

Papà non ricorda che si avvicinano le feste se non glielo ripeto ogni giorno, ma è sempre allegro e disponibile a cantare con la sua bella voce da baritono.

Il ricordo dei tempi passati è simile, nella sua mente, a una vecchia canzone, di cui vengono alle labbra alcune note, alcune parole, ma poi la melodia svanisce e sfugge.
Guardando la nipotina di un suo coetaneo ha osservato: "Che carina! Anche mio figlio, dl resto è proprio un bel ragazzino, me lo dicono spesso!". "Già... ma adesso tuo figlio ha una bella bambina..." gli ho mormorato.

I suoi occhi azzurri mi hanno fissato con dentro tutta l'incredulità del mondo, poi mi ha detto: "Davvero?... Come ha fatto a passare così in fretta il tempo? Non aggiungere altro. Per oggi mi basta!" e ha sorriso, come fa spesso, per fortuna, perché il cielo della sua mente è sgombro di nuvole.
Ischemie e ictus hanno cancellato, insieme con la percezione del tempo, anche gli avvenimenti tristi della vita, e, di questo, in fondo, sono loro un po' grata.
Faccio fatica a cogliere i momenti in cui mio padre è davvero del tutto presente. Il nostro, alle volte, è un dialogo tra pazzi (lui magari mi confida che da tempo non vede i suoi genitori, io invece di rispondergli razionalmente che neppure li ho mai conosciuti, visto che non sono più al mondo da prima della mia nascita, gli spiego che ora fa freddo e tutti tendono a starsene a casa al calduccio, a non scambiarsi visite... e via discorrendo, in uno strano gioco delle parti che mi vede figlia e madre e sorella alternativamente, anche a seconda del nome con cui papà mi chiama....).

Adorava il teatro: ricordo quando mi faceva osservare quante volte la gente recitava la parte che si era prescelta, più o meno inconsapevolmente, alle volte per calcolo e per opportunismo, alle volte solo per abitudine o paura, ma anche per puro divertimento, come era consapevole di far spesso anche lui. Ne sorridevamo insieme, in famiglia. Ora lo spettacolo va in scena quotidianamente e non sempre è facile recitare il proprio ruolo...

Regaliamo un libro


Qualche veloce suggerimento per gli ultimi doni:

Jezabel di Irene Nemirowsky edito da Adelphi:
ambientato negli Anni Trenta, narra la storia di una donna bellissima, sotto processo per aver ucciso il proprio giovanissimo amante. Il finale rivelerà il vero movente del delitto.

Riporto qualche riga per chiarirvi lo stile del romanzo che si legge d'un fiato:

"Gladys era circondata da uomini innamorati. A giuramenti, suppliche, lacrime era assuefatta come l’alcolizzato lo è al vino; non le bastavano mai, ma il loro dolce veleno le era necessario come l’unico alimento che potesse tenerla in vita. Non se lo nascondeva. Pensava che una donna non è mai sazia, che è un piccolo animale infaticabile, che un ambizioso può stancarsi degli onori e un avaro dell’oro, ma una donna non rinuncerà mai al suo mestiere di donna. Quando i suoi pensieri correvano alla vecchiaia, questa le sembrava ancora così lontana che la guardava in faccia senza tremare, e si figurava che per lei la morte sarebbe arrivata prima della fine del piacere".

Tu sei un bastardo di Gad Lerner edito da Feltrinelli:
ci permette di conoscere meglio questo giornalista scrittore e il suo pensiero circa il mondo di oggi, le sue divisioni, l'odio che nasce dal sentirsi appartenente a questo o a quel gruppo, politico, religioso, razziale, linguistico. E' un pamphlet che offre molti spunti di riflessione e riesce anche a essere divertente. Eccovi due righe significative:

"Tutti siamo portatori di un numero di identità doppie o triple.

Siamo il risultato provvisorio di un numero incredibile di storie"*

Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, edito da Einaudi:
un classico che può apparire impegnativo, ma segnalo ugualmente perché è tra i miei libri preferiti. Una lunga lettera immaginaria che questo Imperatore colto, amante dell'arte, scrive, ormai vecchio, al giovane Marco Aurelio, poi suo nipote adottivo. Racconta di Roma, ma non è un romanzo storico, dell'amore per il bellissimo Antinoo e del dolore provato al suo suicidio ma non è una storia d'amore: parla dei temi eterni della vita e della morte come solo i capolavori sanno fare.

"Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti..".

giovedì 20 dicembre 2007

Cultura e libertà


Un uomo portò il proprio figlio dal filosofo Aristippo (430-360 a.C.), chiedendogli quanto voleva per dargli una buona istruzione; Aristippo gli chiese 50 dracme. "Con tutti quei soldi mi posso comprare uno schiavo!" protestò l'uomo. E Aristippo: "Compralo, così ne avrai due"...

Pietà l'è morta


Pare che il delitto di Perugia sia un delitto di gruppo.
Tre ragazzi hanno ucciso una loro coetanea.

Mi sembrano illuminanti alcune riflessioni pasoliniane, che riporto qui sotto.Riguardano l'uso di sostanze stupefacenti e il consumismo: esso porta a non saper più distinguere ciò che è bene da ciò che è male in nome di un edonismo che riduce tutto a merce e fa dell'altro un oggetto, nell'ultima, nella peggiore delle alienazioni possibili.

Non tutto è perduto. non bisogna smettere di informarsi e pensare. La cultura è conoscenza, può farsi azione, ed è sempre potenzialmente rivoluzionaria...

"La droga è sempre un surrogato. E precisamente un surrogato della cultura. [...] la droga viene a riempire un vuoto causato appunto dal desiderio di morte e che è dunque un vuoto di cultura. Per amare la cultura occorre una forte vitalità. Perché la cultura – in senso specifico o, meglio, classista – è un possesso: e niente necessita di una più accanita e matta energia che il desiderio di possesso. [...] Anche a un livello più alto si verifica qualcosa di simile [...] ma stavolta si tratta non semplicemente di un vuoto di cultura, bensì di un vuoto di necessità e di immaginazione. La droga in tal caso serve a sostituire la grazia con la disperazione, lo stile con la maniera". *1)

"Che cos'è che ha trasformato le «masse» dei giovani in «masse» di criminaloidi? L'ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una «seconda» rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la «prima»: il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo «reale», trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c'è più scelta possibile tra male e bene. Donde l'ambiguità che caratterizza i criminali: e la loro ferocia, prodotta dall'assoluta mancanza di ogni tradizionale conflitto interiore. Non c'è stata in loro scelta tra male e bene: ma una scelta tuttavia c'è stata: la scelta dell'impietrimento, della mancanza di ogni pietà". *2)


*1) e 2) Pierpaolo Pasolini, -Lettere Luterane-

Addìo, Rosario Rodinò



Avevi 26 anni.
26 anni, ustioni sul 90% del corpo.
Te ne sei andato ieri mattina.
Come te, tanti altri.
Morti sul lavoro.
Sei nel mio cuore con i tuoi compagni

"La morte non è
nel non poter comunicare
ma nel non potere più esser compresi" *1)

per questo
non bisogna dimenticare.
non è permesso assentarsi
dalle proprie coscienze.


*1) Pierpaolo Pasolini - Poesia in forma di rosa -


La

lunedì 17 dicembre 2007

I compagni di carta


Ci sono libri che sono stati più importanti di altri, veri compagni della mia vita.

Cominciamo con l'infanzia: Pinocchio di Collodi, Le fiabe di Andersen, La leggenda aurea degli dei e degli eroi .

Pinocchio era un vecchio volume dalle pagine ingiallite dal tempo; le fiabe di Andersen erano un volume edito da Einaudi, ricco di bellissimi disegni di bambini; La leggenda aurea degli dei e degli eroi un prezioso volume in grande formato pubblicato, credo, negli anni Trenta o Quaranta, trovato nella libreria di famiglia. Quest'ultimo mi ha fatto sognare ancora più degli altri.

Ho imparato a leggere a tre anni e mezzo: a quell'età tutto il mondo è magìa e quel volume me ne ha dato la conferma.
Parlavo col vento, mi sedevo fra l'erba a sentire la carezza del sole, che identificavo col bellissimo Apollo, e sognavo... tutta la natura era viva e comunicava con me: dovevo solo riuscire a capirne il messaggio...

Andersen mi incantava con le piccole cose animate di cui raccontava. Tra le tante splendide storie, la mia preferita era Mignolina, la bimba piccolissima che veniva salvata da una rondine.

Pinocchio era un amico e, in quel libro, trovavo molti adulti da studiare con cura.

Qualche inconveniente c'è stato, in seguito a letture così precoci: quando mia madre, cristiana praticante, volle insegnarmi l'AveMaria, io la interrogai stupita: "Ma questa Maria di quale dio è figlia? E' nata da Giove o da chi? Nel libro non l'ho trovata...". Mia madre impallidì, poi mi spiegò che lei mi parlava del Dio vero, gli altri del volume sugli dei erano invenzioni dell'uomo come i personaggi delle favole. Io, per fortuna, per non ferirla tacqui, pensando che certo, lei voleva sottolineare la maggior importanza del suo dio preferito rispetto a tutti gli altri. Ero abituata a sentire affermazioni del genere: avevo letto di guerre per la supremazia, nell'Olimpo...

E voi? Quali sono stati i libri incontrati da piccoli che vi hanno fatto più compagnia?

Anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti....

Dieci giorni. Dieci lunghi giorni d'agonia ed è morto anche Rocco Marzo, capoturno della TyssenKrupp, vicinissimo alla pensione. Con lui, gli operai deceduti nell'incendio di dieci giorni fa sono cinque. Rocco aveva riportato ustioni sull' ottanta per cento del corpo.

Nell'ultima puntata dell'Infedele, a La7, Gad Lerner ha dato la parola agli operai della TyssenKrupp, ricordando a tutti che la televisione può anche informare e aiutare a riflettere. Sullo schermo sono apparse facce autentiche, si sono potute ascoltare storie reali, non filtrate dal cronista di turno sempre atto a schermarle con un velo di pietismo o a tingerle con i colori delle fiction.
In televisione quella sera c'era il mondo, quello vero, non quello drogato dalle risate fasulle di certi varietà insopportabili, non quello di tanta cronaca nera che ricorda i peggiori fumetti di venti anni fa...

I lavoratori intervistati quella sera a "L'Infedele", con la loro dignità e la loro consapevolezza ci hanno ricordato in che mondo viviamo, ci hanno ricordato che il disinteresse per quanto accade intorno è colpevolezza.
Il dolore delle famiglie che hanno perso un parente sul lavoro è il nostro dolore.


Voglio aggiungere che a Report (RaiTre) si è parlato di borse firmate e l'inchiesta ha svelato che molte di queste vengono prodotte da extracomunitari, spesso senza permesso di soggiorno, che vivono reclusi lavorando per una paga da fame. Quelle borse, vendute poi carissime, costano, alla produzione, una ventina di euro.

Sere fa Rai Tre ha trasmesso un servizio (nella trasmissione “Terzo pianeta” diretta, in prima serata, da Mario Tozzi), in cui si spiegava che la Coca Cola estrae acqua in alcune zone dell’India dove questo bene indispensabile alla vita scarseggia: la estrae dal sottosuolo in grande quantità per produrre le proprie bibite. Gli abitanti del luogo sono disperati: hanno bisogno d'acqua per vivere e per la loro povera agricoltura: quella loro utilizzata viene, per così dire, rimessa in circolo; quanto preso dalla CocaCola invece, sparisce, e così il terreno si va via via impoverendo irreversibilmente. Continuando così, in pochi anni quella zona diventerà arida.

I nostri consumi non sono mai neutrali: ogni scelta comporta delle conseguenze, a volte anche gravi, magari lontane dai nostri occhi, ma che non possiamo ignorare.

In Italia in cinque anni ci sono stati quasi cinquemila incidenti mortali sul lavoro; l'Occidente poi, considera il resto del mondo poco più di un serbatoio da cui attingere risorse e personale sottopagato (un rumeno mi diceva, giorni fa, che nel suo Paese hanno aperto fabbriche prestigiosi nomi italiani. Lo stipendio degli operai locali? Circa duecento euro...).

A forza di vedere apparire soltanto personaggi lontani dalla realtà quotidiana, fatta di lavoro e fatica, si ha come l'impressione di non esistere.
La vita di chi non ha Potere, di chi non appare sulle copertine patinate delle riviste dedicate ai vip, vale davvero così poco?

mercoledì 12 dicembre 2007

Elogio dell'adolescenza...


Nel post "Elogio della lentezza", riporto una frase di Cassano che dice:
"Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani."
Mi è venuta alla mente una splendida poesia del giovane Arthur Rimbaud: la dedico a tutti quelli che hanno (o hanno avuto e se lo ricordano bene) diciassette anni...

La mia bohème (Fantasia)

"Andavo, i pugni stretti nelle tasche sfondate,

Ed anche il mio cappotto diventava ideale;

Andavo sotto il cielo, Musa, ero il tuo fido;

Oh, quanti amori splendidi ho mai sognato allora!

Negli unici calzoni avevo un largo squarcio.

-Pollicino sognante, spargevo, nel mio errare

Rime. L'Orsa Maggiore mi faceva da ostello.

-Le mie stelle nel cielo dolcemente frusciavano

Le ascoltavo, seduto ai lati delle strade,

In quelle sere miti di settembre e sentivo le gocce
Di rugiada sul viso, come vino gagliardo;
E, rimando nel cuore di fantastiche tenebre,

Tiravo, come fossero lire, gli elastici

Delle scarpe ferite, col piede accanto al cuore! *1)

Aggiungo pochi versi tratti da "Roman" (Romanza):

"Nessuno è molto serio quand'ha diciassett'anni.
I caffé strepitanti dalle luci splendenti,
Le bibite e la birra d'improvviso t'annoiano,
E allora vai a spasso per il viale dei tigli.
(...)
Sei dunque innamorato (fino al mese d'agosto),
Sei dunque innamorato. -I versi la fan ridere.
Gli amici ti abbandonano perchè manchi di gusto,
Ma un giorno l'adorata si è degnata di scriverti!...

-Ma quella sera... torni nei caffé luminosi,
Di nuovo ordini birra, oppure limonata...
Nessuno è molto serio quand'ha diciassett'anni,
E quando sono verdi i tigli del passeggio".

Se conoscete il francese, ovviamente leggerlo ha un altro fascino. Io l'ho scoperto grazie a un libro regalatomi edito da Feltrinelli. Traduzione e note di Ivos Margoni, testo originale con traduzione a fronte.





Fase REM...

Amo sognare.
La vita onirica ha un fascino immenso, come immenso è lo spazio-tempo in cui si svolge un sogno.

Scopriamo, dormendo, l'infinito, un mondo senza confini né limiti in cui amiamo, odiamo, possiamo volare, percorrere strade lunghissime senza provare fatica, ritrovare momenti e persone perdute, dar vita a chi non abbiamo mai incontrato e forse mai incontreremo, tornare bambini o provare a essere albero, nuvola, frutto.

Questa mattina ho avuto la grande fortuna di poter dormire un poco più del solito.

Al risveglio ho visto il mio bellissimo gatto che sonnecchiava al sole, su una poltroncina.(A proposito: nel post di lunedì, 8 ottobre 2007, "Dirlo con una canzone", una foto lo ritrae a tre mesi, sul pianoforte...)

Credo che mi reincarnerò in una gatta di casa. Coccole, autonomia nel tenersi pulite, cibo garantito ogni giorno e sonno a volontà! Per ora, essendo ancora piuttosto "umana", ritengo indispensabile riempire la vita di viaggi e libri e di viaggi nei libri, incontri ed esperienze, amore e attenzione all'esistere quotidiano e partecipazione a quanto accade intorno, ma quando diventerò una vecchina e sarò una pensionata, anche se non potrò dedicare più molte ore al fare... so già come occuperò gran parte delle mie giornate: dormirò, dormirò e sognerò, così avrò ali d' aquila, forza da pantera, vista di falco, vivacità da scoiattolo e potrò essere bosco o onda o cielo, e potrò divertirmi a scorrazzare nei ricordi lontani o nei progetti più folli...

"Il sogno è l'infinita ombra del vero" Giovanni Pascoli

martedì 11 dicembre 2007

Amando...


Due versi brevi di Pablo Neruda che racchiudono l'incanto dell'amore e la bellezza del desiderio:

..."Voglio fare con te
quel che la primavera fa con i ciliegi"...

Niente di nuovo sotto il sole...


Queste righe non vi fanno pensare a qualcuno abituato a dire e poi smentire, affermare e poi negare, asserendo d'essere stato sempre, perennemente frainteso?...

"(...) Più un bugiardo ha successo, più gente riesce a convincere, più è probabile che finirà anche lui per credere alle proprie bugie"*1)


*1) Hannah Arendt "La menzogna in politica" 1972, ristampato nel 2006, Editore Marietti.

Dolcetti toscani 2)


Come vi ho spiegato in un altro post, ogni tanto riporterò ricette semplici e veloci regalatemi da qualche amica anziana. Eccovene una, dedicata a chi ama le spezie.
Me l'ha suggerita Assunta, una signora toscana di oltre ottant'anni che ha un carattere forte e una bella voce roca e calda. Alta e tonda, ha dei bellissimi occhi dal taglio allungato che socchiude, scrutandoti attenta, se non ti conosce. Porta i capelli grigi raccolti in uno chignon gonfio e disordinato. Qualche lunga ciocca le ricade sul viso mentre parla con me, questa mattina: "Se vuoi fare qualcosa di buonino, dammi retta..." mi dice, e poi mi suggerisce quanto scrivo qui sotto, che regalo volentieri a tutti voi.

"Prendi quattro cucchiai di zucchero e due di miele, metti in un pentolino e mescola con un cucchiaio di legno. Quando tutto è sciolto, unisci a mezzo chilo di farina, coriandolo, anice e qualche candito di arancia e cedro, pochi però, se no vien troppo dolce. Se vuoi far dolci ricchi, aggiungi pure mandorle pelate a pezzetti. Impasta e metti un po'd'acqua, ma poca poca e solo alla bisogna, se vedi che l'impasto è troppo asciutto. Fa delle piccole palline colle mani e metti a 180° per un quarto d'ora, più o meno. Guarda che se li lasci di più diventan duri duri come ossa, che a me, quando avevo i miei denti, parevano molto più bonini, ma l'è meglio evitare... Si possono mettere noci al posto delle mandorle, o un poco di cannella, se ti piace!"

lunedì 10 dicembre 2007

Ignoranza e pregiudizio


"L'ignoranza è meno lontana della verità del pregiudizio"*1):
questo valeva soprattutto un tempo, quando l'ignoranza era non-conoscenza; oggi, essa spesso è unita alla presunzione, e allora si fa muta e cieca alle critiche e ai cambiamenti e diventa insopportabile arroganza, pericolosa quanto il pregiudizio che elegge volentieri a proprio Maestro. L'ignoranza oggi, non consapevole di esser tale, si ammanta delle vesti luccicanti tessute di frasi fatte sentite alla televisione, di luoghi comuni eletti a credo politico da politicanti poco intelligenti e da uomini in malafede avvezzi a condizionare la folla abbagliandola con lustrini e sorrisi fasulli.
La cultura rende liberi, per questo deve essere accessibile a tutti.

*1) Denis Diderot

Quando la Morte è vestita di bianco


Chiamano "morti bianche" quelle di chi perde la vita lavorando e bianche sono le bare dei bambini; "morte bianca" è detta quella improvvisa nella culla.
Bianco. il colore della purezza, dell' innocenza, della pulizia.
Poca purezza di cuore, poca pulizia, in chi pensa prima al profitto e poi alla sicurezza.
Troppe vittime sacrificali immolate al dio denaro.
Un abbraccio a chi piange i propri cari, a Torino e altrove.

Elogio della lentezza


Trovo molto significative queste frasi, estrapolate dal libro di un famoso sociologo, che tessono un elogio della lentezza in un'epoca in cui tutto corre ad un ritmo frenetico e c'è poco spazio per la riflessione e l'attesa, per i ricordi e l'elaborazione.

Ieri sera Rai Tre ha trasmesso un film-documentario sulla cocaina e la sua incredibile diffusione in ogni ceto sociale, ad ogni età: una droga che è l'esaltazione della corsa e ti fa scoppiare il cuore, che ti illude di vincere il Tempo e te ne rende schiavo, perché dopo averla incontrata i giorni sono scanditi soltanto dalle dosi.

Il consumismo si fa sedurre facilmente da sostanze che sono merce costosa, denaro certo e continuo, e si accompagna ad esse volentieri: dire no, cercare un'alternativa a questa società folle, è possibile.


"Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro e invece correre è guardarne solo la copertina. Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l'anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada.

"Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani. Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla e che quando son forti scoppiano e vanno a confondersi al cielo. E' suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo.". *1)

*1) Franco Cassano "Il pensiero meridiano" Laterza

"Le parole son l'ombra de le cose,
e le cose il model de le parole"...1*)

*1) Pietro Aretino, -L'Orazia-

L' Alzheimer in famiglia

Purtroppo non ho molto tempo per scrivere e aggiornare il mio blog: chiedo scusa a chi passa di qui e allego l'indirizzo di un articolo interessante apparso sul Corriere della Sera. Buona giornata a tutti e un abbraccio a chi si occupa di persone con demenze e a chi ne soffre.. /www.corriere.it/cronache/07_dicembre_10/pappagallo_Alzheimer_famiglia_sola_87a4e030-a6ed-11dc-a6a3-0003ba99c53b.shtml

martedì 4 dicembre 2007

Torta sarda 1)


Non è un blog di ricette, questo. Ma mi pare bello riportare, ogni tanto, i consigli che mi danno persone anziane che mi raccontano come preparavano i propri pasti, quando ancora potevano farlo. E' peccato si perda il loro sapere: si raccolgono le vecchie canzoni e allora perché non ricordarsi anche dei vecchi sapori? Anche loro sono "I colori del tempo" ed è affascinante imparare come, negli anni, cambino i profumi e gli ingredienti, a seconda della regione di provenienza e della disponibilità economica di chi cucinava. Eccovi allora una ricetta veloce datami dalla mia amica sarda.

Torta sarda

3 etti di ricotta
3 etti di farina
1,5 o 2 etti di zucchero
1 o 2 limoni
3 uova
lievito
1 pizzico di sale.

Lavora la ricotta con lo zucchero, poi unisci, sempre mescolando, i tuorli, quindi la farina, il lievito, la scorza di limone grattugiata e, se credi, anche il succo; infine aggiungi gli albumi montati a neve col pizzico di sale, incorporandoli senza smontarli, a poco a poco, girando l'impasto dal basso verso l'alto.
Metti in forno a 180° per 40-50 minuti (controlla, quando sforni, che sia asciutta al centro, punzecchiandola con uno stuzzicadente di legno che dovrà risultare asciutto).

E' facile da preparare, nutriente e deliziosa. La mia amica mi ha detto che a volte la farciva, ancora tiepida, con confettura di limone, ma è ottima anche così.

12) Terza età e oltre. Il vento.


La vita fa dei regali inaspettati.
Oggi, sono andata da papà e l'ho trovato che sonecchiava tranquillo, così mi sono soffermata a parlare un poco con la mia amica Tullia, una signora di ottantacinque anni dallo sguardo fiero e limpido, il naso sottile, aquilino, gli zigomi forti, i capelli grigi raccolti alla bell'e meglio in una crocchia. Era tutta avvolta nel suo cappottone grigio slacciato, la solita sigaretta accesa stretta fra le dita sottili. "Il vento si è calmato" mi ha detto, poi ha mormorato alcuni versi che mi hanno commosso, forse anche perché pronunciati da lei che sono abituata a vedere sempre allegra, pronta allo scherzo e alla battuta, forse perché ascoltati proprio questa mattina che mi sentivo un po' persa nei ricordi, e la malinconia mi era compagna.
Riporto quei versi per voi tutti.

"Che ne sarà del vento in Paradiso,
Il vento che riporta la memoria,
che ne sarà, del vento, in Paradiso?"*1)

*1) Carlo Betocchi

domenica 2 dicembre 2007

11)Terza età e oltre: Rosamunda e la collana



Rosamunda è vestita sempre di rosa, e i suoi abiti ricordano le bambole di un tempo, quelle con la gonna tutta pizzi e volants che stavano al centro del letto matrimoniale.
Ha novant'anni, Rosamunda. Mi saluta, sorride, e accarezza le balze dell'abito, poi controlla che il colletto della camicetta confetto esca dal golfino d'angora e si stringe nello scialle coi nastri di raso.
Non so se sia mai stata sposata, ignoro se abbia figli o parenti. Quando il suo coetaneo Vittorio, questa mattina, le si è seduto accanto, accostando la propria poltroncina alla sua, Rosamunda lo ha guardato perplessa, poi, un po' preoccupata per tanta improvvisa richiesta di intimità, si è alzata e si è allontanata qualche metro.
Con fare un poco timido mi ha spiegato che gli uomini sono tutti uguali, tentano sempre di stringere affettuose amicizie, ma lei è sempre stata una persona seria e non ci casca davvero.

Ha una passione, Rosamunda: la tombola. Le piace l'atmosfera, l'attenzione che regna nella sala quando vengono estratti i numeri, e, soprattutto, le piacciono le caramelle date in premio, o come consolazione se si perde. Ne scarta una con cura, la osserva attentamente, poi la prende tra le dita affusolate e se la porta alla bocca. "Quelle alla fragola sono buone, ma mai come le mie al rosolio", mi confida. "Prima o poi dovrò passare da casa e andarle a prendere", dice convinta.

Mi chiedo se davvero esista, da qualche parte, la casa di Rosamunda, chiusa, un poco polverosa. La immagino piena di ninnoli argentati e di cuscini, con un vago profumo alle rose nell'aria.

Molti ospiti della residenza per anziani nominano la propria abitazione, come se dovessero, prima o poi, farvi ritorno. Oggi ho ricevuto un invito da Annamaria, paralizzata da un ictus, in carrozzella. "Quando verrai da me ti preparerò il pesce con le patate al forno e la torta agli amaretti", mi ha detto gentile. Annamaria era un'ottima cuoca, e nella sua mente prepara ancora pranzetti deliziosi, in vista di un possibile domani in cui riprenderà a ricevere ospiti buongustai.

Strani, i giochi del tempo. Viviamo più esistenze, nella memoria e nel sogno. A volte, e non solo quando si è vecchi o adolescenti, il sogno ha il sopravvento. E credo non sempre sia un male. Quando ero bambina sono rimasta malissimo, scoprendo che le belle nuvole bianche erano fatte di luce e non di spuma o di bambagia o di soffice panna montata. Certe persone immerse nei loro ricordi e nella loro leggiadra follìa, mi ricordano lo stupore e l'incanto provati davanti a certi cieli d'aprile.

mercoledì 21 novembre 2007

10) Terza età: Vecchiaia e pregiudizio


E' difficile spiegare quanto mi insegna conoscere tante persone vecchie.

"Vecchio" è un termine che non si usa più, che suona offensivo. E invece è una parola bellissima che ha origini lontane, perché prima di nascere in latino (vetulus) si forma in indoeuropeo come weto, termine che si collega all'anno (in greco étos), ma ha anche a che fare con la terra(veterinus è colui che porta una soma, un carico -e veterinarius è chi cura gli animali da soma...-).

E' un universo differente da quello in cui ci muoviamo, quello dei vecchi.

C'è sofferenza, certo, ci sono modi diversi di vivere il reale e di rapportarsi al quotidiano indotti dalle tante demenze, più o meno gravi, che spesso intaccano gli ultimi anni degli uomini.

C'è un modo del tutto particolare di percepire lo scorrere del tempo e i ritmi del narrare si fanno più lenti e più lunghi: ascolto tanti racconti di vite lontane, famiglie numerose, guerre, matrimoni contratti giovanissimi...
Tutto, sempre, conferma l'importanza del rispetto dell'altro, essenziale, soprattutto in condizioni difficili.

Ammiro le ragazze che lavano, pettinano, accudiscono tanti anziani con tenerezza e attenzione. nella residenza in cui si trova mio padre
Trovo profondamente ingiusto che abbiano retribuzioni molto basse, quando il lavoro che svolgono è tanto importante.
E' una delle follìe di questa società, pagare profumatamente chi presenta uno spettacolo televisivo, ma anche chi mostra gambe e sedere in un balletto mal fatto, e pagare pochissimo chi ha la responsabilità grande di occuparsi di persone spesso non autosufficienti, spezzandosi la schiena per sollevarle, adagiarle nel letto, cambiarle, e facendo tutto con amore.

E' bello che la residenza che conosco sia aperta tutto il giorno, dalla mattina alle 6 fino alle 22 di ogni sera, per chi vuole entrare in visita, ma anche per chi vuole (e può) uscire: trovo sia indice di trasparenza, necessaria se si vuole provare che si lavora con coscienza.

"Invecchiando si diventa più tolleranti; non vedo commettere alcun errore che non abbia commesso anch'io" *1)

"La vecchiaia è la più inattesa di tutte le cose che possono capitare a un uomo" *2)

*1) Goethe
*2) Leone Tolstoj

9) Terza età e oltre: Elsa e Genova



Elsa ha l'Alzheimer.

Cammina, cammina, cammina come nelle fiabe, perché la sua malattia le fa fare tanta strada, tutti i giorni, senza mai sostare, se non quando le gambe, stanche, non la sorreggono più. Solo allora Elsa si ferma, si abbandona sulla poltroncina per una manciata di minuti, le braccia incrociate nel grembo, la borsetta nera ben stretta, sempre sorridente, serena.

Elsa ha capelli corti, grigi e ricci, gli occhiali che rendono grandi i suoi occhi nocciola e la fanno assomigliare a uno scoiattolo e labbra sottili.

Non è tanto alta, Elsa la dolce. non è mai sgarbata.

Genova è la sua città natale e lei ci torna tutti i giorni.
Saluta educatamente le persone che incontra nel salone della residenza, poi passa dal bar, si rivolge a un'assistente, a un ospite o a un'infermiera e chiede, con la sua vocetta sottile, acuta: "Per cortesia, mi indica la strada per Genova?".

Una volta ricevute le preziose informazioni ("Svolti a destra, poi vada sempre dritto e segua la via"), si incammina decisa. Impiega un bel po' di tempo, per compiere tutto il percorso. Se non fa freddo gira attorno alla residenza, percorrendone il perimetro in giardino; se il tempo è brutto, allora non trascura nessun corridoio, nessuna sala, nessun androne del piano terra.
Quando torna contenta e annuncia trionfante: "Sono stata a Genova!" qualcuno le chiede sempre:"Raccontaci, raccontaci tutto!". "Sono stata a trovare mia mamma, abbiamo fatto la pasta insieme, poi siamo uscite per negozi..." comincia Elsa, gentile.

Alessandro Panagulis, rinchiuso in una cella-tomba, diceva che non sarebbero mai riusciti a imprigionare i suoi pensieri, quindi lui sarebbe rimasto, comunque, un uomo libero; l'Alzhaimer per Elsa non è diventato una cella, perché lei se ne è fatto un compagno di viaggio e lo prende a braccetto e cammina, cammina, cammina, verso la mèta che ha nel cuore e che, col cuore, raggiunge ogni giorno.

martedì 20 novembre 2007

Nasce un nuovo partito...

E così quella che doveva essere l'ultima settimana dell'Unione è stata l'ultima settimana della Casa delle Libertà...

Forza Italia si trasforma repentinamente... e Maurizio Crozza su "Ballarò", a Rai Tre, osserva:
"Volevano chiamarlo P.D.P., partito del popolo, ma poi hanno rinunciato: si sono accorti che si può leggere Paperon De Paperoni"...

lunedì 19 novembre 2007

8) Terza età e oltre. L'amore non ha età... e, spesso, non ha memoria


Gustavo è arrivato nella residenza per anziani in cui abita anche mio padre (vedi post precedenti), accompagnato dal figlio, professore di lettere.

Gustavo viaggia verso i 95 anni; il professore è un uomo buono e gentile che risiede lontano, preoccupato perché il padre ha perso la cognizione del tempo e non può più abitare da solo nella bella casetta con giardino in cui risiedeva (lo hanno visto salire sulla magnolia per potarla a tarda sera; abbuiava e faceva freddino, ma per lui era mattina ed era appena iniziata la primavera).

I primi giorni, Gustavo cammina nel giardino della residenza con lo sguardo perso.
"Che albergo è questo?... Scusi signora, ma non ho in tasca il portafoglio e mi chiedo come potrò pagare.. Devo farmi portare la scatola di latta che ho nell'armadio... dentro, ci saranno almeno cento lire e con quelle sarò a posto per un po'.... Lei sa dirmi dove dormirò stanotte?": queste sono alcune delle domande che, in tono pacato e attento, ma preoccupato, pone a chi incontra.

Poi tutto cambia. Accade un miracolo. Gustavo (vedovo da molti anni) scopre di avere una moglie!
Lei è per tutti "la Veneziana". La Veneziana è su una carrozzella, perché da tempo le gambe non la reggono più. Ha capelli candidi e occhi azzurri vivaci.

Le sono bastate poche parole per convincere Gustavo di essere la sua dolce metà.
"Ma cossa ti fa sempre in ziro! Ti xe mio marìo, ti devi restar qua, vizino a me!".

Inizialmente c'è stato qualche piccolo fraintendimento sul significato di "marìo" che Gustavo, ligure da generazioni, credeva significasse "Mario", non cogliendo l'importanza dell'accento sulla "i". "Guardi che io sono Gustavo,non Mario!" protestava... "Lo so,lo so! Mi go deto Marìo, non Mario!Ma-ri-to, insoma! Ma-ri-to!" ha provveduto a chiarire la Veneziana, sorridendogli, ma con un tono deciso che non ammetteva repliche.

Da quel giorno Gustavo e la Veneziana sono inseparabili: lui non si sente più solo, né spaesato, perché lei, dalla carrozzella, lo dirige: "Xe ora de pranzo... Ho sete, andemo al bar, a destra entrando..." e così via; e lei è contenta perché si è garantita compagnia, ma soprattutto ora ha un cavalier servente che la porta dove vuole e la tratta con grande rispetto.

Quattro sberle in padella

Vi segnalo, qualora vi fosse sfuggito, un libro interessante, scaricabile dal link che vi copio qua sotto, sulla nostra alimentazione e su tutte le porcherie che, inconsapevoli o meno, ingurgitiamo...
gaiaitalia.it/Libri/4SberleInPadella.pdf

sabato 17 novembre 2007

Infanzia. 4) Viva la noia!


Una bimba di sette anni oggi mi ha detto: "Sono davvero stufa di dover sempre correre dappertutto. Lavoro più del mio papà!". Suo padre, infatti, trascorso il tempo dedicato alla sua attività, può fare ciò che vuole; la piccola, amata figlia, no. Dopo la scuola va al corso di inglese, poi ha le lezioni di nuoto, o di danza. Arriva a casa in tempo per la cena, poi può guardare un po' di televisione e viene messa a letto.
"Mia figlia non ha tempo per annoiarsi!" mi ha detto, orgogliosa, in perfetta buona fede, la sua mamma. "Peccato!" le ho risposto.Mi ha guardato come se fossi matta. Ma è talmente importante avere un proprio spazio mentale per giocare, creare, e... annoiarsi... Noia significa scoprire che c'è un mondo "dentro" e non solo un più o meno frenetico mondo "fuori", significa imparare a stare con se stessi, senza stimoli esterni.
Noia e ascolto sono parenti stretti, perché il silenzio favorisce la riflessione, abitua a cercare, a ideare, a uscire da soli dalle proprie piccole frustrazioni. Insegna a non avere paura del silenzio e delle assenze, aiuta a conquistare la propria autonomia.
"Una delle condizioni essenziali della noia - diceva Bertrand Russel- consiste nel contrasto tra le circostanze presenti e qualche circostanza più gradevole che si impone irresistibilmente all'immaginazione". *1)


*1) La conquista della felicità -Bertrand Russel- TeaDue, Milano, 1997.



venerdì 16 novembre 2007

Quando la pubblicità esagera


Se per caso vi fosse sfuggita segnalo a voi tutti, amati visitatori del mio piccolo blog, una piccola notizia interessante, letta sul visitatissimo www.jacopofo.com

L'Antitrust ha istituito un numero verde per segnalare le pubblicita' ingannevoli
L' 800.166.661 è attivo in tutta Italia dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 14. Le telefonate sono gratuite, purché accettiate di ascoltare degli spot.

Non sarà facile decidere quale pubblicità non sia ingannevole, perché pochissime informano e molte illudono, ma almeno potremo segnalare quelle più smaccatamente bugiarde che garantiscono l'impossibile...

martedì 13 novembre 2007

Dopo Lupo e Lapo mi aspettavo Lipo...


E così il bimbo appena nato a John e Lavinia Elkann si chiamerà Oceano.

Commento inviato a www.dagospia.it da una lettrice di quel blog:

"Ho un amico che lavora in catena di montaggio in Fiat. Avrà un figlio a gennaio.
Visto il suo ruolo nell'azienda, ha deciso di chiamare il nascituro Lambro".

lunedì 12 novembre 2007

La morte di Gabriele Sandri: riflessioni

E' morto un ragazzo, si chiamava Gabriele Sandri, e ai suoi cari mando un forte abbraccio.

E' una tragedia, perdere un figlio, o un fratello, così, non c'è dubbio.


Ma quanto è accaduto non ha niente a che fare con quello che è seguito.


Un poliziotto lo ha ucciso, e credo stia molto male anche lui, ora, e penso che stia vivendo un suo dramma.


Gabriele non è morto perché martire della propria squadra. L'agente che ha sparato nemmeno sapeva si trattasse di un tifoso, quindi quello che è successo dopo (scontri in tutta Italia, cortei contro le Forze dell'Ordine), non ha alcun senso, se non la voglia di sfogare una rabbia grandissima che sempre più spesso parte da un pretesto e trova sbocco per le strade, o negli stadi, rabbia di cui bisognerebbe indagare le cause.

Viviamo in un mondo in cui non si riflette più e spesso, si grida, perché insultare è facile e redditizio: fa audience in tv, porta seguaci tra i superficiali impauriti e i qualunquisti insoddisfatti, evita il vero confronto, perché facilita chi non elabora idee, non propone progetti, ma slogan.


L'odio di piazza contro la Polizia,ha qualcosa di simile all'odio espresso contro i Rom o i Rumeni: è un sentimento che generalizza, che non ha il minimo rispetto per il singolo, ma appiattisce tutto in categorie, in un evidente bisogno di semplificazione estrema della realtà.


Trovo drammatico questo modo di sragionare,di cui, del resto, abbiamo mille esempi (purtroppo anche in Parlamento).

Penso abbiano molta responsabilità, a riguardo, coloro che non reputano importante un comportamento etico, ma anzi esaltano i comportamenti furbetti, affermano e smentiscono, smentiscono e affermano, invitando all'illegalità, a non pagare le tasse, a farsi giustizia da soli.

Una maggior attenzione alla giustizia sociale e all'equità, una maggior importanza alla cultura che rende l'uomo libero, e non alla capacità di emergere comunque, di apparire comunque, o di esibire status symbol e corpi come fossero status symbol essi stessi, forse produrrebbe qualche cambiamento.

La nostra è una società drogata: varie sostanze ci garantiscono tranquillità o energìa a poco prezzo; allo stesso modo, a poco prezzo ci propongono soldi in prestito con pubblicità martellanti e ci mostrano personaggi che raggiungono facilmente la fama con poca fatica. Impegno, conoscenza e fatica sembrano inutili, superati.

Abbiamo disimparato a elaborare. Non sappiamo elaborare un lutto (e ai funerali spesso i presenti sono un pubblico che si lascia andare a grida e a applausi inappropriati), non sappiamo elaborare un dolore (e lo sfoghiamo urlando e sfasciando, esprimendo odio come se piovesse), non sappiamo come elaborare una sconfitta, come affrontare una difficoltà o una giornata di noia (e si va diffondendo sempre più, tra i giovani, l'abuso di alcool).


L'elaborazione, del resto, abbisogna di tempo, di silenzio, di riflessione e di ascolto, non certo dei ritmi sincopati di oggi...





"Che cos'è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani, sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall'ansia economica di esserlo? Che cos'è che ha trasformato le «masse» dei giovani in «masse» di criminaloidi? L'ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una «seconda» rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la «prima»: il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo «reale», trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c'è più scelta possibile tra male e bene. Donde l'ambiguità che caratterizza i criminali: e la loro ferocia, prodotta dall'assoluta mancanza di ogni tradizionale conflitto interiore. Non c'è stata in loro scelta tra male e bene: ma una scelta tuttavia c'è stata: la scelta dell'impietrimento, della mancanza di ogni pietà". *1)


"La violenza aumenta l'odio e nient'altro.La più grande debolezza della violenza è l'essere una spirale discendente che dà vita proprio alle cose che cerca di distruggere. Invece di diminuire il male, lo moltiplica".*2)

*1) Pierpaolo Pasolini
*2) Martin Luther King

Ieri sera, Freccero su Rai Tre


Ieri sera ho guardato "Che tempo che fa".
Tra gli ospiti c'era Carlo Freccero.
Mi è piaciuto quello che ha detto riguardo la televisione.
Si parlava di Enzo Biagi e del suo saper raccontare i fatti.
Freccero ha rilevato che Berlusconi, dopo il famoso editto bulgaro, affermò "Nelle mie televisioni certe cose non succedono", perché i suoi programmi erano (e sono) solo fiction, varietà e, intrattenimento.
Carlo Freccero ha sottolineato che anche la Rai si è adeguata ai toni di Mediaset, perché i fatti sono spariti dalle trasmissioni e siamo stati invasi dalla cronaca rosa e dalla cronaca nera, raccontate col linguaggio della fiction, con i suoi stessi toni, con la sua stessa capacità incantatrice, nei confronti di chi guarda, che non fa riflettere, ma si accontenta di stupire e sorprendere. "Biagi" ha detto Freccero "indagava, si poneva domande; adesso è tutto un bla-bla-bla di commenti".
Ascoltandolo rivedevo mentalmente i vari programmi di Vespa sui vari delitti italiani, le continue trasmissioni su Garlasco, i commenti sul fidanzato biondino quasi si trattasse non di un indagato, ma del protagonista cattivo di una soap, l'improvviso silenzio, riguardo la vicenda, non appena questa passa di moda, il tono impostato dei cronisti quando intervistano i famliari di una vittima e le loro stupide, insopportabili domande, volte a stimolare reazoni emotive in chi ascolta ("Cos'ha provato? Cosa pensa di chi ha ucciso? Cosa prova, adesso? Le manca sua figlia?"). Tutto, fuorché giornalismo, insomma. Cronaca nera e cronaca rosa nei TG per affascinare, stordire, abituare a non pensare, a non riflettere. Anche da lì nascono gli atteggiamenti superficiali e razzisti che portano a criminalizzare intere categorie di individui. Si consuma tutto, anche l'informazione, come fosse un hamburgher, magari poco digeribile, magari malsano, ma che invoglia, con le sue salse e salsine colorate.

sabato 10 novembre 2007

Siamo ancora razzisti


Quando ero piccola la nonna mi raccontava della sua amica Ankoska, una violinista polacca, e di suo figlio pianista. Mi parlava di loro e del loro vivere nascosti, durante la guerra, perché erano ebrei.
Ascoltavo e pensavo che fatti del genere appartenevano a un'epoca molto lontana (da bimbi il tempo è dilatato) e che sarebbero rimasti solo nel ricordo di chi li aveva vissuti.
Quando mio figlio frequentava la scuola materna, un giorno arrivò a casa e mi disse: "Mamma, tu non sai, non puoi immaginarti cosa ho scoperto oggi! Esiste una cosa sciocca, ma assurda davvero, che non è solo nelle fiabe come le streghe, ma c'è veramente!
E si chiama razzismo.
Vuol dire che se un bambino ha un colore che non è rosa, ma magari è scuro come il mio amico Davide, o magari prega un suo dio in un modo diverso, o si veste un po' strano, o vive in una roulotte, allora è Diverso!
E' incredibile! Diverso e meno bello e meno buono di me!
E' una vera stupidaggine!
E' ovvio che si sia diversi, lo sono i colori, i fiori, le note, per fortuna, sai che mondo noioso, se no...
Ma chi può avere detto questa cosa mamma, e perché certi ci credono?".

Una ragazza rumena mi ha confessato che, essendo casualmente nata in Ucraina, quando si propone come badante o colf (in nero) evita di raccontare che la sua famiglia viene tutta dalla Romania per non essere guardata con sospetto.

Mi sbagliavo, da piccola. Il razzismo non è mai sparito. Anche i morti hanno un valore diverso a seconda della loro nazionalità. Se si tratta di gente di altre terre che muore affogata, mentre attraversa il mare su un canotto, se ne parla velocemente, quasi con fastidio. Se si tratta di un nostro connazionale, allora ci viene raccontata la sua vita, ci viene mostrata la sua casa, intervistano i suoi cari, scappa qualche lacrimuccia e anche l'intervistatore ha la voce bassa e partecipe.

Mi fa un po' impressione verificare come certi vecchi discorsi tornino a circolare, giocando sulla paura: paura di chi ha tradizioni differenti, paura della povertà dell'altro, paura di perdere i propri privilegi...

Su www.gadlerner.it c'è un bel post corredato da foto che dimostrano come si possa fare informazione di parte anche semplicemente previlegiando alcune immagini e censurandone altre.

Davvero è così difficile capire che il mondo è di tutti, che assicurare a tutti giustizia e cultura è il solo presupposto per un'integrazione effettiva che porti alla convivenza civile?

venerdì 9 novembre 2007

7) Terza età e oltre. Mio padre: a volte scappo via


Giorni difficili.
Faccio molta fatica a tornare da papà, quando mi capita di non riuscire ad andare a trovarlo per una manciata di giorni di seguito.
Vengo pervasa da un'angoscia sottile, fatta di sensi di colpa e malinconia.
Forse la mia è solo consapevolezza della vita che passa crudele, cancellando memoria dalla mente di mio padre, sfumando visi e ricordi, annullando emozioni, facendo del tempo una variabile inutile, impazzita.
Forse quello che provo è solo un insieme di rabbia e dolore, perché il papà che conoscevo non lo potrò più incontrare, perché è sparito chissà dove, e mi manca.

Per tornare da lui. mi devo imporre di farlo, e questo mi fa male, mi fa sentire ingiusta.

Quando ritorno però, e scorgo i suoi grandi occhi azzurri, il suo sguardo un po' perso, simile a quello ceruleo di certi bebé, incapaci di fissare la propria attenzione troppo a lungo su qualcuno o qualcosa, perennemente stupiti, mi basta un sorriso per ritrovarlo, per riscoprire, forte, l'affetto che ci lega e per provare un'immensa tenerezza.
In un istante allora, rimpiango i giorni sprecati, e torno a essergli figlia.

La sua demenza cerebrovascolare mi insegna ogni volta qualcosa. Oggi gli ho letto qualche verso di Dante. A lui sono venute le lacrime agli occhi. Ha mormorato "Che grande! Che grande uomo! E'... troppo bello...". Ecco: la bellezza non l'ha dimenticata, e la ritrova negli scritti amati, nelle musiche preferite, ma anche nelle ragazze che lo assistono. Chiama "Occhi belli" una, "Bellissima" un'altra; dice "Sei meravigliosa" a una, "Sei così graziosa" a un'altra e ammira l'armonia che esprimono quelle giovani donne, e ne ricava serenità. E' caduto fuori dal tempo e non si ricorda mai quanti anni ha. "Non è poi un argomento così interessante", osserva sorridendo, se si parla di età. Chissà, forse, non ha poi così torto.


mercoledì 7 novembre 2007

Addio, Enzo Biagi


Ieri mattina si è spento Enzo Biagi, una brava persona, un uomo che ha vissuto in modo onesto e coerente.


Ci ha regalato molto, con i suoi libri e le sue interviste, ma soprattutto con la sua esistenza consapevole, lontana da opportunismi, superfiicialità e compromessi.

Gli volevo bene, come gli volevano bene tanti italiani.

Sono giorni tristi perché lo abbiamo perso; aveva la grandezza di chi sa essere ironico e la sua malinconia era sempre illuminata dall'amore per la vita. Dalle sue parole trasparivano impegno e umanità.

Chi lo ha offeso e ferito, oggi dovrebbe solo vergognarsi e tacere.


domenica 4 novembre 2007

Nata nel 1903


Stamattina guardavo una vecchia, amata foto di mia nonna e sorridevo.

Nella foto nonna ha vent'anni, i capelli mogano a caschetto (allora quella pettinatura si chiamava "alla maschietta"), gli occhi vivaci e scuri dall'espressione divertita, il nasino all'insù e la bella bocca ben disegnata che sorride con aria di sfida.

E' ritratta di tre quarti, il vestito chiaro di chiffon a scoprire una spalla.
So che quell'immagine le costò una sfuriata del giovane marito, perché il fotografo la espose nella vetrina del suo negozio e ben presto si radunò, lì davanti, una piccola folla di ammiratori di quella ragazza che si offriva agli sguardi in quella posa osé.
La scena si svolgeva in una cittadina del nord della Francia, non nella ben più puritana Italia, ma anche lassù, a quei tempi, una spalla nuda faceva scandalo.

Nonna raccontava divertita quanto era accaduto, lei che non s'era mai adeguata ai ruoli che allora venivano proposti ed imposti a una donna, lei che aveva voluto studiare agraria e amava la chimica, quando le giovani fortunate che avevano la possibilità di studiare ed un padre che permetteva loro di farlo, sceglievano, in genere, tra l'Accademia d'Arte e le magistrali.

Nonna mi portava nei boschi, quando non volevo mangiare, e mi faceva appetitosi, piccoli panini farciti, poi mi invitava a sedermi ai piedi di qualche grande, vecchio albero, e mi chiedeva di stare in silenzio e ascoltare.

Lei mi ha insegnato che anche i silenzi hanno una voce.

Ho imparato così a distinguere i canti di tanti uccellini, lo stormire delle fronde al passare del vento, i passetti felpati di piccoli animali sull'erba (scoiattoli, talpe in procinto di scavarsi la tana)... poi la nonna mi suggeriva: "Adesso guarda, ma cerca di vedere, anche" e restavo a osservare i mille colori che chiamiamo "verde" ed il loro variare al variare delle luci e delle ombre, l'universo di foglie differenti e il disegno dei tronchi e dei rami, e i fiori, e le erbe selvatiche e il lavorio incessante dei piccoli animali nascosti nel prato.

Nonna mi ha fatto molti regali, insegnandomi tanto, ma, forse, il dono più importante me lo ha fatto poco prima di lasciare la vita, quando io, disperata, non volevo accettare che se ne andasse, e lei, con poca voce, serena, mi ha mormorato: "Vedi, è come essere state a una splendida festa. Ti diverti, balli, conosci gente interessante, ma poi arriva un momento in cui ti senti così stanca che desideri solo andartene a letto, perché chiudere gli occhi ti pare quanto di più desiderabile al mondo!", poi mi ha raccomandato "Niente musi lunghi, per favore, niente retorica sentimentale. Fate un buon pranzo tutti insieme e ascoltate della buona musica".
E il suo funerale fu come una festa e tutti credevano fosse morta una ragazza, perché c'erano un sacco di miei coetanei, suoi amici da sempre.

"Una sola cosa mi spiace" diceva spesso "non poter curiosare tra una manciata di anni per vedere cos'avranno scoperto di nuovo, quali novità cambieranno questo mondo che è così diverso da quand'ero piccola io".

Non credo che nemmeno lei avrebbe potuto supporre mutamenti radicali e incredibili come quelli a cui la mia generazione ha assistito, insieme col perpetrarsi di problemi antichi e di pregiudizi che non se ne sono andati nemmeno col nuovo millennio e che chissà quando ci lasceremo alle spalle.

giovedì 1 novembre 2007

Mi ricordo di te...



Sguardi.
Sguardi che restano per sempre nella memoria, come quello di mia madre, che non c'è più e mi manca, e mi mancano i suoi occhi grandi, i suoi occhi sempre un po'malinconici, i suoi occhi colore delle foglie d'autunno, occhi "da madonna fiorentina" diceva papà, che a me invece facevano pensare a certi cuccioli.
Sguardi.
La prima volta che qualcuno ti vede in modo diverso, e ti accorgi che non sei più bambina.

Gli occhi neri di Mario, l'amico perso all'improvviso, sparita la sua voce, sparito il suo sorriso, spariti i suoi racconti di viaggi in paesi sconosciuti, dove le donne vivevano dietro porte bianche di pietra e solo raramente ne incrociavi una per la strada e ti sfiorava appena il suo sguardo sfuggente, misterioso, profondo.

Si potrebbe raccontare un'esistenza intera, raccontando gli sguardi che l'hanno attraversata.

Questa è una mattina calda di sole e non pare nemmeno ottobre. Ma la malinconia non sempre si accompagna alle nuvole e oggi mi è vicina. Così trascrivo, per chi casualmente, passando di qui, leggerà, una bella poesia di Nazim Hikmet, e la dedico a tutti coloro che, oggi, vorrebbero incontrare uno sguardo già distante, già troppo lontano.



I tuoi occhi


I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
sono cosi, le spighe, di primo mattino;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;

i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.


I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
Così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.


I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

mercoledì 31 ottobre 2007

Cannibalizzato?

Due giorni fa sparisce la vecchia moto parcheggiata sotto casa.
Fatta la denuncia a carabinieri e assicurazione, il giorno dopo la ritrovo, visibilmente danneggiata (hanno rotto lo spoiler per cercare di avviarla, credo).
Mi è sembrata bellissima una definizione che ho letto nel verbale di ritrovamento.
Alla voce "Stato del veicolo", c'è scritto: "cannibalizzato"...

sabato 27 ottobre 2007

6) Terza età e oltre. Mio padre. Parole come farfalle


Oggi mio padre era confuso.

Mi ha chiesto come sta il suo fratello minore, gli ho risposto che sta bene e lui ha domandato: "Ma io lo conosco? Voglio dire... approfonditamente... intendo... io...".

A quel punto ho compreso che, ancora una volta, le parole giuste per esprimersi erano fuggite chissà dove nella sua mente, farfalle leggere confuse tra i fiori dei suoi mille ricordi.

Un giorno, parecchio tempo fa, è riuscito a spiegarmelo, quando ancora la demenza non aveva fatto questi danni, ma cominciava la sua lenta, inesorabile opera: "Vedi, a volte" mi aveva detto "mi mancano i vocaboli, me ne escono di bocca altri, rispetto a quelli che cerco..." "Faremo come il tenente Colombo, papà! Li cercheremo insieme" gli avevo risposto sorridendo, che allora mio padre guardava ancora quei telefilm alla televisione e gli piaceva seguirne le storie. Lui mi aveva sorriso sereno, perché in una cosa non è cambiato e, credo, non cambierà mai: la capacità di non drammatizzare, la voglia di volgere tutto in positivo, anche quando non è facile farlo.

Ieri era tutto storto sulla carrozzina.
Tende a cadere di lato, ultimamente.
L'ho guardato canticchiando "Evviva la torre di Pisa che pende che pende e che mai non vien giù..".
Una persona con un altro carattere si sarebbe risentito; lui è scoppiato a ridere e si è messo a sedere diritto.

Mi sono ripromessa di non usare mai toni diversi da quelli abituali, perché se diventassi protettiva e mielosa, allora sì che lo offenderei...
Grazie papà, perché sei sempre, perché sei ancora, l'uomo che mi ha insegnato che

"chi non ride, non è una persona seria"

Infanzia. 3) Qualche vita fa...


E ripensi a quando eri bambina.

E' bastato un odore, quello, inconfondibile, della coccoina, miracolosamente apparsa nel cassetto della scrivania, per tornare a pomeriggi lontani, trascorsi incollando figurine su album sempre più spessi, le doppie legate con un elastico, che poi le portiamo in cortile e si fa cambio con gli amici.


Il mondo disegnato col gessetto per terra, le partite interminabili (si continua domani!), i ghiaccioli arcobaleno e quelli alla fragola che fanno da rossetto e ti ritrovi con due labbra scarlatte fino a sera, la polverina di carnevale che fa starnutire e quella, terribile, che causa insopportabili pruriti, e le focacce enormi, unte, e il resto che il panettiere ti dà sempre in golia, e i primi silenzi interminabili nati da uno sguardo più lungo di lui, lui che adesso ti piace e che di certo sposerai, un giorno, quando tutto sarà bellissimo, l'abito col velo bianco lungo lungo, i fiori, e poi tanti bambini...

Una vita, mille vite, da allora, perché un mese da bambini è lungo due anni e poi arriva la fine delle scuole medie e la mia famiglia trasloca, e addio cortile, e addio ai vecchi amici che non rivedrò, e Fabrizio, l'ultimo pomeriggio, suona la chitarra e mi dedica una vecchia canzone e io penso che non si possa essere più tristi di come mi sento in quel giorno caldo di inizio estate, e ancora non lo so, ma con quell'estate se ne andranno anche le mie certezze bambine, se ne andranno i miei sogni di veli bianchi da sposa e molte illusioni, per far posto ad altri sogni e a illusioni diverse.
Ma, questa, è già un'altra storia.

venerdì 26 ottobre 2007

Rai Uno, ore 11

Ieri mattina, verso le undici e un tot., ho assistito a una scenetta davvero folle: il presentatore, Alessandro Di Pietro, se la stava prendendo col Governo che, a suo dire, colpisce le povere vecchiette indigenti e le famiglie, invece di andare ad indagare fra i professionisti evasori: per comprovarlo, asseriva che verranno fatti accertamenti fiscali nelle case di chi consumerà più energia elettrica del solto.

Immagino questo avverrà qualora i consumi aumentino in modo esponenziale, facendo dubitare che non si usufruisca di un alloggio come abitazione privata , ma magari lo si utilizzi invece per attività non dichiarate; Di Pietro però insisteva: "Perché colpire la signora anziana che magari si addormanta col televisore acceso? Perché colpire chi, magari, ha una misera pensione di 500 €. al mese? Perché prendersela con le famiglie?".

Intanto venivano inquadrati i visi delle signore presenti tra il pubblico e i loro mormorii di protesta.
Chiedo: "Perché chiamare questa informazione?"
Sono davvero arrabbiata.

mercoledì 24 ottobre 2007

Cercare casa: seconda parte


Ho la fortuna di possedere già un'abitazione e la devo vendere per poterne acquistare un'altra, in una zona diversa.
Nella cassetta della posta, qualche tempo fa, avevo trovato un volantino in cui un'Agenzia Immobiliare mi informava che numerosi suoi clienti stavano cercando un alloggio proprio nei paraggi di casa mia, e che mi sarebbero stati grati qualora li avessi contattati.
Un segno del destino? Il mio periodo fortunato?
Chiamo l'Agenzia. Sono disponibili e gentilissimi. Arrivano in due, dopo poche ore. Sembrano entusiasti di tutto: ubicazione, disposizione dei locali, arredamento... persino il colore alle pareti li fa impazzire: trovano le pareti bianche raffinnatissime; quelle colorate poi, combinazione vuole siano proprio della loro tinta preferita.
Cinque minuti dopo il loro ingresso comincio a pensare che la dea bendata mi abbia preso in simpatia: ho beccato agenti con un gusto sopraffinno (non fanno che tessere le mie lodi da arredatrice..) che mi garantiscono una vendita veloce al prezzo che desidero, e si complimentano pure con me per l' onestà testimoniata dalla cifra che chiedo!
Ribadiscono, il viso serio, gli occhi luccicanti, che di certo a quel prezzo venderò piuttosto in fretta, poi aprono una bella cartelletta nera in similpelle e mi chiedono di apporre una firma che permetterà loro di proporre l'alloggio in esclusiva, "una formalità" per rassicurare il futuro acquirente, vista la loro ben nota serietà, "il nostro nome è una garanzia!", mi ripetono; inoltre, così facendo, mi libererò dalle inutili, invadenti telefonate della loro concorrenza che potrebbe propormi un aiuto per vendere la mia meravigliosa casetta.
Firmo contenta. Il bello arriva dopo.
Cominciano le visite. La prima è di due ragazzi molto giovani (più o meno coetanei dell'agente che è tornato per mostrare loro la casa). Sono entusiasti quanto lui, e lo dimostrano con commenti grazie ai quali li saluto convinta che li rivedrò presto dal notaio per il compromesso.
Certo, riflettendo, trovo strano che a un certo punto l'agente abbia dato loro amichevolmente del tu, per poi correggersi e tornare formale: sarà dovuto alla vicinanza d'età?
Se avete fatto, come me, questa ipotesi, disilludetevi subito: i ragazzi non stavano affatto per sposarsi come mi avevano raccontato, e i loro genitori non erano affatto in trepida attesa di aiutarli a comprare casa mia.
Trattavasi infatti, dei migliori amici del mio agente che gli stavano dando una mano per provarmi che esistevano davvero i famosi "clienti potenziali".
(Un consiglio: appena i potenziali clienti se ne vanno, appostatevi muti con la cornetta del citofono sollevata, in attesa. Ho appurato che, due volte su tre, le persone che hanno lasciato casa nostra, varcato il portone, si lasciano andare in simpatiche frasi rivelatrici. Ad esempio, a me, in questo caso, è capitato di sentire il simpatico agente mormorare: "Vi devo un favore, ragazzi, siete stati perfetti! Questa c'è cascata in pieno!").
Poi, sono trascorsi lenti i giorni, senza che nessuno si facesse più vivo.
Quando l'agente mi ha portato finalmente altre persone in visita, queste hanno cominciato a propormi cifre molto lontane (per difetto,ovviamente,) da quella pattuita.
Dopo che se ne sono andate, il simpatico agente è tornato a visitarmi per spiegarmi che certo, "l'appartamento è simpatico, ma le piastrelle del bagno sono fuori moda e poi e' tutto un po' da rivedere, bisogna riconoscere che ha bisogno di una sistematina, e anche l'esposizione, che vuol fare, è quella che è, troppo sole con queste estati calde non è il massimo, e la zona, sa, non è la più appetibile: troppo decentrata... Adesso è anche difficile vendere, perché si prevede una fase in cui i prezzi, per gli alloggi di questa metratura, scenderanno, e tutti ne sono informati e rimandano gli acquisti, e il prezzo sinceramente è proprio un po' altino... tenga conto che la disposizione dei locali è vecchiotta...".
In pochi minuti la mia meravigliosa casetta, tanto decantata che mi stavo chiedendo se valesse davvero la pena di traslocare, mi è stata descritta come superata dai tempi, scomoda, indesiderabile.
Insomma: se prima il mio alloggio faceva l'effetto di Riccardo Scamarcio alle ragazzine (o, se preferite, di Richard Geer alle signore), adesso è diventato di colpo un Mickey Rourke imbolsito e liftato, o, a scelta, un Michael Douglas dalla faccia tirata e inespressiva.
Ho capito una cosa: firmare un contratto di vendita con un' agenzia immobiliare è un po' come firmare un atto di matrimonio.
Meglio pensarci bene, perché può accadere che, nel giro di pochissimo tempo, la persona che ti pareva gentile, sincera e colma di entusiasmo, si trasformi in un essere che manca di tatto e non guarda più con lo stesso sorriso di prima ogni cosa che fai o gli proponi.